Infermiera accoltellata: «Quelle pugnalate potevano uccidere»

Martedì 10 Marzo 2020
Infermiera accoltellata: «Quelle pugnalate potevano uccidere»

SAN VITO
Avrebbero potuto uccidere le due coltellate sferrate da Michael Medini a un'infermiera del Centro di salute mentale di San Vito al Tagliamento lo scorso dicembre. È la conclusione a cui è giunto il medico legale Lucio Bomben. Gli atti erano idonei a uccidere, a salvare l'infermiera è stato effettivamente il ferretto del reggiseno, contro il quale la punta del coltello si è piegata. Ieri, nell'udienza preliminare del gup Rodolfo Piccin, quello a carico del 50enne di ValvasoneArzene è stato uno dei pochi procedimenti penali trattati. L'udienza era programmata anche per sentire le conclusioni dello psichiatra Ambrogio Pennati di Milano. Il consulente, però, non ha oltrepassato la zona rossa, neanche per ragioni inderogabili di lavoro. A superare l'ostacolo è stato lo stesso Gup, che attraverso WhatsApp ha effettuato un videocollegamento. In videoconferenza il perito ha spiegato che Medini, assistito dall'avvocato Edoardo Longo e attualmente in carcere a Pordenone, al momento dell'aggressione era capace di intendere e volere. Lo psichiatra ne ha anche evidenziato la pericolosità sociale.
L'AGGRESSIONE
Al momento dell'aggressione Medini era assieme al padre, che lo aveva accompagnato a San Vito perchè doveva assumere dei medicinali. Era partito da casa con un coltello infilato nel giubbotto: lama seghettata, appuntita e lunga 11 centimetri. Il personale del Csm, che doveva somministrargli la terapia attraverso un'iniezione, ma Medini si è ribellato. Quando l'infermiera ha preso in mano la siringa, l'ha aggredita e, trattenendola da dietro con un braccio attorno al collo, l'ha colpita due volte prima di essere immobilizzato dai carabinieri. Il primo colpo, diretto al petto, ha urtato il ferretto del reggiseno e la lama si è piegata. Il secondo fendente al fianco sinistro ha procurato alla vittima una prognosi di due settimane (è stato comunque necessario sottoporla a un intervento chirurgico).
IL CASO DI SESTO
Allo psichiata Pennati, sempre in videoconferenza, è stato conferito l'incarico per valutare il caso di Robert Bob Neal RL, l'88enne americano, reduce del Vietman, che due anni fa accoltellò alla schiena la moglie Rumyana Grudeva, 67 anni, impegnata in alcune faccende domestiche. È accusato di lesioni personali aggravate (visto il legame di parentela con la donna e l'uso del coltello). Difeso dall'avvocato Annachiara Tortora, attualmente si trova in misura di sicurezza. L'uomo è risultato totalmente incapace di intendere e volere. Lo psichiatra dovrà riferire sulle sue condizioni mentale e sulla pericolosità sociale.
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