Sorpresi con una borsa di esplosivo: pene dimezzate

Venerdì 22 Ottobre 2021
Sorpresi con una borsa di esplosivo: pene dimezzate

CONEGLIANO
Il reato era grave - detenzione di un'ingente quantità di esplosivo - ma la Corte d'appello di Venezia ha concesso ugualmente una consistente riduzione di pena, e di conseguenza gli arresti domiciliari, ai quattro imputati finiti sotto accusa per la borsa piena di esplosivo rinvenuta nella primavera del 2020 lungo la tangenziale di Mestre, all'altezza della stazione di servizio Bazzera nord. I giudici di secondo grado hanno accolto la proposta di concordato, una sorta di patteggiamento grazie al quale i difensori, con l'accordo della procura generale, hanno accettato di rinunciare ai motivi d'appello in cambio di una riduzione della pena. In questo modo la chiusura del processo è rapida e non vi è la possibilità di ricorrere per Cassazione. L'imputato con la condanna più pesante, Daniel Rizzetto, originario di Cittadella, si è visto ridurre la pena da 4 anni e 11 mesi di reclusione a due anni e otto mesi; Romeo Hudorovic, di Marghera, da 4 anni e 6 mesi a due anni e sei mesi; Michele Cavazza, di Conegliano e Loris Rossetto, di Oderzo, da 3 anni e 8 mesi a due anni e due mesi di reclusione ciascuno. Soddisfatti i difensori, gli avvocati Stefania Pattarello, Vincenzo Di Stasi e Annamaria Marin.
COSA ACCADDE
La notte del 28 aprile del 2020, i quattro furono arrestati poco prima delle 3 del mattino mentre stavano attraversando la tangenziale, travisati, senza documenti né telefonini cellulari al seguito. A fermarli furono i carabinieri del Nucleo radiomobile di Mestre, i quali si insospettirono di fronte ad un gruppo di uomini a piedi lungo la tangenziale a quell'ora. Alla vista delle divise, il quartetto cercò di darsi alla fuga, ma fu bloccato dai militari dell'Arma, i quali riuscirono ad immobilizzarli nonostante la loro resistenza. A quel punto fu perlustrata la zona circostante e, a poca distanza, fu rinvenuto un borsone contenente una cosiddetta pipe bomb: un cilindro in metallo riempito con circa 700 grammi di polvere esplosiva. Bomba che, secondo gli artificieri, era in grado di provocare notevoli danni, anche ad una certa distanza, e di risultare letale nel caso fosse esplosa alla presenza di persone. In una seconda borsa, rinvenuta a poca distanza, c'erano una batteria e dei cavi: materiale che, secondo gli inquirenti, sarebbe dovuto servire per l'innesco della pipe bomb. Successivamente, nel corso delle indagini, fu disposta una perizia che confermò l'alto potenziale dell'ordigno.
LE IPOTESI
Fin dall'inizio i carabinieri hanno ipotizzato che la pipe bomb potesse servire per qualche colpo programmato o in via di programmazione, ad esempio per far saltare in aria qualche bancomat della zona, seguendo un copione più volte ripetuto in quel periodo. Ma l'inchiesta non ha portato ad alcuna conferma. I quattro imputati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e, nell'udienza di convalida dell'arresto, si sono limitati a rilasciare una spontanea dichiarazione, sostenendo che dell'esplosivo non sapevano nulla e non apparteneva a loro. Versione che non è stata creduta.
Gianluca Amadori
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