Scarcerato il 59enne Francesco Sgroi, l'operaio di Cessalto che a inizio giugno

Giovedì 11 Febbraio 2016
Scarcerato il 59enne Francesco Sgroi, l'operaio di Cessalto che a inizio giugno

Scarcerato il 59enne Francesco Sgroi, l'operaio di Cessalto che a inizio giugno 2015 uccise la madre Amelia Zina Castagnotto, 89 anni, soffocandola con un cuscino. Lo ha deciso ieri il giudice Silvio Maras, accogliendo la richiesta dell'avvocato difensore Marco Rebecca.
Tre, nella sostanza, i motivi della decisione che ha permesso a Sgroi di tornare a casa. La perizia psichiatrica, voluta dall'avvocato Rebecca, ha concluso ritenendo "socialmente non pericoloso" il 59enne. Gli esperti hanno anche evidenziato il profondo stato di prostrazione psichica dell'uomo al momento dell'omicidio. Contestualmente la moglie e il figlio hanno dato la piena disponibilità a ospitarlo. Ma altrettanto significativa è stata la recente sentenza della Cassazione che, accogliendo i motivi del ricorso della difesa, ha annullato la decisione con la quale i giudici del Riesame avevano confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Sgroi. Un peso lo ha avuto anche il comportamento tenuto dal 59enne in carcere: «Fino a oggi ha avuto una condotta corretta, è incensurato - motiva il giudice - e regolarmente inserito nel tessuto sociale di Cessalto. Per questo le esigenze cautelari sono affievolite e gli arresti domiciliari appaiono più adeguati». Considerazioni che hanno convinto il magistrato a permettere a Sgroi di tornare a casa da solo e senza scorta. Il 59enne potrà così attendere il processo a casa, sorretto dall'affetto di moglie e figlio.
Il 7 giugno 2015, per l'accusa, Sgroi avrebbe soffocato la madre con un cuscino al termine di una lite, probabilmente causata da un errore nella compilazione del 730. Sbaglio che Sgroi temeva potesse far perdere pensione e alloggio Ater alla madre. La perizia medico legale, in assenza di segni di lesioni esterne, aveva inoltre escluso che madre e figlio fossero venuti alle mani. La 89enne aveva però disperatamente cercato di difendersi dalla furia omicida del figlio, graffiandolo al volto, al collo e alle braccia prima di morire.
Ora, sulla base delle perizie e delle prove, dovrà essere un giudice a stabilire se Sgroi, al momento del delitto, fosse in grado di distinguere il bene dal male. In pratica se avesse una capacità affievolita tale da fargli comminare una condanna mite.