Lavoro, la laurea serve? A Treviso 2.500 super specializzati ma disoccupati

Mercoledì 11 Dicembre 2019
Lavoro, la laurea serve? A Treviso 2.500 super specializzati ma disoccupati
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TREVISO - Hanno studiato per dieci anni o più, tra superiori e università, con un cospicuo investimento in tempo e risorse da parte loro, delle loro famiglie e dell'intera società. Neppure l'aver conseguito l'ambito pezzo di carta, però, ha finora garantito un lavoro. Sono circa 2.500 i laureati trevigiani tra i 24 e 30 anni attualmente senza occupazione. Proporzionata al totale di quanti hanno terminato il percorso universitario negli ultimi dieci anni, la cifra equivale a circa il 6% di chi ha conseguito un titolo accademico e al 9,4% se si considerano le cosiddette lauree deboli, in materie umanistiche o sociali. «Pur in un contesto occupazione favorevole come quello della Marca e del Veneto, siamo di fronte a 2.500 progetti di alta formazione incagliati», sottolinea Federico Callegari, responsabile del Settore studi e statistiche della Camera di commercio di Treviso e Belluno.
 
L'OFFERTA
Eppure la fame di competenze rimane tutt'altro che saziata: secondo l'indagine Excelsior, periodica rilevazione di Unioncamere sul tema, un terzo delle richieste di assunzioni in provincia sono di difficile copertura, anzi la percentuale sale a 40 su cento proprio quando è ricercata la laurea. Per cercare di comprendere meglio il fenomeno e, perché no, valutare le possibili soluzioni, l'ente camerale ha promosso un'indagine, insieme con l'Istituto universitario salesiano di Venezia. «La transizione dalla scuola e dall'università al lavoro è un processo complesso, in cui sono coinvolti diversi attori: studenti, aziende, mondo della formazione, soggetti dell'intermediazione, istituzioni. Soprattutto, è a rischio a chi affronta un percorso liceale e poi universitario e solo una volta finito si ponga il problema di cos'è il lavoro: potrebbe essere troppo tardi», continua Callegari.
IL REPORT
Spesso è emerso dallo studio che ha esaminato l'esperienza di vari neolaureati il passaggio dalle aule all'azienda è gravato da preconcetti (I giovani sono poco flessibili, non hanno voglia di lavorare come una volta) e da aspettative dissonanti (molti ragazzi ritengono di poter avere una realizzazione adeguata al proprio curriculum di studi solo in una grande industria). Gli uni e le altre, conseguenza soprattutto di una scarsa conoscenza reciproca. Nonostante diverse pmi adottino già sistemi di reclutamento innovativi, con il ricorso a psicologi del lavoro o a speciali forme di pre-assunzione, occorre rafforzare l'orientamento scolastico e professionale fin dalle scuole medie.
LA RETE
«Bisogna attivare spazi dove giovani, famiglie, imprese, scuole e università riescono a comprendersi meglio, preparando le persone», confermano Davide Girardi e Andrea Conficoni dello Iusve. Lungi dai promotori sostenere che la laurea non conta, ma sarebbe un errore cadere anche nel luogo comune opposto: che certi indirizzi accademici assicurino l'assunzione automatica. Nell'ambito del marketing, ad esempio, varie aziende hanno dichiarato di preferire laureati in lingue o in lettere, per poi procedere ad una formazione specifica. «Non a caso, tra i ragazzi in cerca di occupazione del nostra indagine, c'era anche qualcuno laureato in biotecnologie, ingegneria o economia, i titoli in genere più richiesti», nota Mario Pozza, presidente della Camera di commercio. Per favorire l'inserimento di giovani laureati nel mondo del lavoro, la Cciaa ha avviato anche un apposito programma di tirocini (retribuiti), in collaborazione con le università di Ca' Foscari e Padova: «Su 18 tirocini predisposti dall'ateneo veneziano, ne sono stati realizzati 14, ma abbiamo raccolto disponibilità dalle imprese per un numero tre volte superiore spiega Katya De Bortoli, l'assegnista di ricerca che ha seguito il progetto -. Dei tre partecipanti che hanno già concluso il periodo, uno è stato assunto dalla stessa ditta, mentre un altro continua a collaborare. E il grado di soddisfazione di tutti è stato comunque molto buono».
Mattia Zanardo Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA