L'INCHIESTA
VITTORIO VENETO Paolo era ubriaco, ha cominciato a discutere con

Domenica 21 Luglio 2019
L'INCHIESTA
VITTORIO VENETO Paolo era ubriaco, ha cominciato a discutere con Patrizia e alla fine l'ha spintonata e colpita a un braccio con un ceffone. È a quel punto che Angelica, che si trovava alle sue spalle, ha afferrato il bastone di legno e l'ha colpito in testa. «L'ho fatto per difendere la mamma, sono stata io». È iniziata così, stando alla prima ricostruzione fornite dalle due donne, la lite sfociata nell'omicidio di Palo Vaj, il 57enne milanese tramortito a bastonate e soffocato con un cuscino giovedì notte nella villetta di via Ca' dei Romani di Vittorio Veneto in cui abitava assieme alla compagna, Patrizia Armellin, 52 anni, e ad Angelica Cormari, 24enne siciliana ospite della donna dallo scorso gennaio. Ed è stata Angelica, che chiamava l'amica mamma, ad ammettere di averlo fatto per aiutare Patrizia. Le due donne, sentite in caserma venerdì pomeriggio dai carabinieri, sono state arrestate per omicidio volontario in concorso su disposizione del sostituto procuratore Davide Romanelli e domattina, assistite dall'avvocato Marina Manfredi del Foro di Brescia, verranno sentite dal gip Piera Stefani durante l'interrogatorio di garanzia. «Lui ci ha aggredite e ci siamo difese» la prima versione fornita agli inquirenti. Versione però che mal si concilia con la gravità delle lesioni riportate dal 57enne (che ha subito la frattura della calotta cranica) e con l'utilizzo del cuscino, con il quale, una volta tramortito nella stanza padronale, è stato soffocato sul letto.
LA RICOSTRUZIONE
Sono le 2.20 quando Angelica chiama concitata il centralino del 112. «C'è stata una lite, un uomo è morto» dice trafelata. Subito dopo nel piccolo borgo di Serravalle si precipitano le pattuglie dei carabinieri e il 112. Quando i militari entrano in casa trovano una scena agghiacciante. Al primo piano del civico 7, nella cameretta, c'è il corpo esanime di Paolo Vaj. A terra un bastone di legno, di quelli per bloccare le imposte, e accanto all'uomo un cuscino intriso di sangue. La ferita alla nuca è molto profonda, e ci sono anche segni di unghie sulle braccia del 57enne, che ha cercato di difendersi. Sarà però l'autopsia, affidata all'anatomopatologo Alberto Furlanetto, a chiarire se Vaj sia morto per soffocamento o per la lesione alla testa. Ma soprattutto dovrà chiarire l'orario preciso del decesso. Patrizia e Angelica, hanno subito ammesso la responsabilità del delitto, ma hanno spiegato che si è trattata di legittima difesa. Sarebbe stata le 24enne a sferrare il primo colpo e poi, assieme all'amica, quasi una mamma adottiva per lei, avrebbe ucciso Vaj.
L'ARMA CHE NON C'E'
Patrizia ha definito violento il compagno, soprattutto quando beveva. «Non ho mai fatto denuncia perchè avevo paura che mi ammazzasse, aveva una pistola» ha detto agli inquirenti. Ma in casa non sono state trovate armi di alcun tipo. Vaj in effetti la passione per le pistole ce l'aveva, ma il porto d'armi gli era stato tolto alcuni anni fa, dopo una denuncia per lesioni presentata da un'altra donna, a Poggibonsi, in Toscana. I carabinieri si erano quindi presentati a casa sua, ma l'uomo si era ormai disfatto di tutte le pistole. «Le ho vendute a un amico», aveva spiegato. In via Ca' dei Romani invece i carabinieri erano stati chiamati, dai vicini, per tutt'altre questioni, legate all'accesso nel parcheggio della villetta o perchè Vaj lasciava il motorino, chissà perchè, acceso tutto la notte. Angelica invece era nota alle forze dell'ordine solo per una denuncia ricevuta dopo alcuni commenti dal carattere diffamatorio postati su Facebook.
IL MOVENTE
Rimane sulla causa scatenante della lite scoppiata giovedì. Ma le due donne, secondo quanto emerso, non gradivano più la presenza in casa di Paolo. Nessuno dei tre ha un impiego fisso. Il 57enne gestiva però un importante lascito del padre, che gli permetteva di pagarsi i viaggi in Grecia e il suo sostentamento. E Patrizia, dal canto suo, poteva contare su un assegno di mantenimento dell'ex marito. Gli inquirenti escludono insomma che il dissidio sia nato da difficoltà di carattere economico. Paolo, per colpa del suo stile di vita e dei problemi con l'alcol, era ormai visto come un estraneo. Da qui le continue liti, compresa quella di giovedì notte, della quale, però, stranamente, nessuno si era accorto. Niente urla, niente grida. Solo le sirene delle pattuglie dei carabinieri e delle ambulanze, quando il 57enne era ormai morto.
SOTTO SEQUESTRO
La Procura ha disposto il sequestro della villetta dov'è avvenuto il delitto ma anche degli abiti cosparsi di sangue che indossavano Patrizia e Angelica, il bastone di legno con cui Paolo Vaj è stato colpito alla testa, ma anche le federe, le lenzuola e il cuscino con il quale sarebbe stato soffocato. Tutti oggetti su cui verranno eseguite a breve delle perizie che, assieme ai risultati dell'esame autoptico (domani il conferimento dell'incarico), potranno dare un quadro più preciso di quanto avvenuto giovedì notte nell'abitazione di Serravalle.
Alberto Beltrame
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