FERROVIE
DISSERVIZI
CONTINUI: SI VUOLE
DISTRUGGERE
IL SISTEMA REGIONALE

Martedì 26 Maggio 2015

FERROVIE
DISSERVIZI
CONTINUI: SI VUOLE
DISTRUGGERE
IL SISTEMA REGIONALE
Inizio con un fatto accaduto non tanti giorni fa e certamente portato a conoscenza dell'opinione pubblica e degli organi regionali: il treno Treviso-Venezia delle 7,56 non parte per eccessivo affollamento. Il sovrappeso che il treno rilevava impediva la partenza e vi lascio immaginare com'erano stivati i passeggeri. L'addetto alla scelta del "materiale" (così viene chiamato in gergo ferroviario il treno) ha pensato di mettere sulla tratta Sacile-Venezia un Etr 383 ovvero un mezzo più adatto a trasporti di tipo metropolitano che a trasporti interregionali, tanto da avere più posti in piedi che seduti, scelta oculata e professionalmente ineccepibile. Il giorno dopo a Treviso arriva un treno perfetto: nuovo, pulito e con posti a sedere per tutti. In treno la "voce narrante" si scusa con coi passeggeri per il disagio del giorno prima e si augura di poter dare sempre un servizio come quello prestato in quel momento. Risultato: il bel sogno è durato un giorno. In questa settimana già a Treviso non si riesce a trovare un posto a sedere e si è ripreso ad assere stivati come sardine. Veniamo alla tratta Montebelluna-Treviso. La scorsa settimana ennesimo stop di 25 minuti tra Postioma e Treviso (meno di 10 km) a causa dei soliti passaggi a livello rotti. Col risultato di perdere le solite "corrispondenze" per Venezia. L'altra mattina siamo saliti a Montebelluna su un treno che probabilmente non veniva pulito da mesi. Fatto presente al capotreno, risposta letterale: «L'ho fatto presente e mi hanno risposto che se voglio parto con quello altrimenti non parto». L'altro giorno, nella tratta inversa, abbiamo avuto la sorpresa di notare che pioveva dentro al treno, a causa dell'impianto di condizionamento vecchio, rotto ed obsoleto. Il 20 maggio il treno era sporco quanto il giorno prima. Solita segnalazione al capotreno con risposta «mi sono seduta anch'io», come dire ho partecipato anch'io alle pulizie e quindi pulisci un po' anche tu. Ultima chicca la sera del 20, treno Venezia-Sacile delle 17.31 che viene cancellato senza darne nessun preavviso ai passeggeri alle 17,42 con successivo fuggi fuggi generale verso il treno delle 17.45 per Udine. Così ho perso una "corrispondenza", quella da Treviso a Montebelluna delle 18.18 con conseguente attesa di un'ora per il treno delle 19.18. Vi assicuro che dopo una giornata di lavoro e disagi un'ora in più in stazione è lunghissima. Mi sono fatto quindi l'idea che le FS perseguano il disservizio come oggetto sociale della loro attività oppure perseguano il disservizio con il fine intento di dismettere il trasporto regionale. Se così è forse è meglio lo facciano al più presto possibile. Ma ci meritiamo proprio tutto questo?
Sergio Furlan

Montebelluna

RINGRAZIAMENTO
ANGELI IN CORSIA:
PERSONALE PAZIENTE
ALL'OSPEDALE
DI CASTELFRANCO
Ci sono gli uomini con la U maiuscola, che si fanno intendere, che fanno ragionare, che incutono rispetto ed ubbidienza in chi li circonda, riscuotendo la certezza del comando recepito prima ancora che imposto. Due di questi Uomini sono Il dottor Domenico Madia, direttore di Gastroenterologia (terzo piano); Il dottor Maurizio Pavanello, direttore di Chirurgia Generale (quinto piano) operanti all'Uls 8 di Asolo, sede ospedaliera di Castelfranco Veneto.
Il dottor Madia avrebbe voluto i miei capelli folti ed incolti: ed ho ceduto alla tentazione di accontentarlo, salvo poi fargli notare come stava bene la sua fronte alta, perfettamente abbronzata, con ai lati alcuni ciuffi di capelli importanti, che gli donavano un aspetto austero ed un portamento da antico Imperatore Romano, degno di un Direttore Ospedaliero. Il dottor Pavanello ha avuto la pazienza di parlare con mia figlia, una ragazzina con quarant'anni meno dei miei, in modo comprensivo, gentile ed esaustivo. A lui ed alla sua equipe, tramite il medico anestesista, ho chiesto facessero il possibile per “non mandarmi all'Inferno”, in quanto cristiano che non si era confessato prima della operazione chirurgica. In oltre un mese di degenza ho notato il personale tutto a proprio agio: dalle inservienti che svolgono il lavoro più modesto, alle infermiere/i, ai dottori e dottoresse. Oltre alla capacità professionale e alla gentilezza innata, tutto questo personale è contagiato dalla tenacia e dalla perseveranza, per cui nessuno desiste ai suoi obblighi o si lamenta. Senza apparente compenso alla loro costante dedizione, ognuno di loro merita l'appellativo di "paziente", mentre i degenti sono i veri "impazienti". Cari "impazienti" andate sereni: siete in buone mani. All' Ospedale di Castelfranco Veneto mi si è rivelata la grandezza dell'Uomo.
Sergio Tegani

Fonte