Affaire spumanti, si ribella anche la Doc

Mercoledì 14 Agosto 2019
Affaire spumanti, si ribella anche la Doc

LA POLEMICA
TREVISO Prendi dell'uva glera varietale, falla classificare come bianco da tavola: per legge hai possibilità di produrre 500 quintali per ettaro. Come potrai chiamare questo vino? Brut, Cuvee, Spumante millesimato. Quanto costa la materia prima? 40 centesimi. E la bottiglia? Come o a volte più del Prosecco Superiore Docg. Una truffa? No. Perchè la fregatura sta proprio nel sistema, che consente alle cantine di immettere sul mercato vino che ha caratteristiche simili al Prosecco Doc e Docg ma che produce un guadagno decisamente superiore. Ecco perchè il vero nemico del Prosecco è lo spumante. Ed ecco perchè la querelle tra Doc e Docg ha un senso relativo se poi emerge la necessità di fronteggiare un mercato in nettissima espansione. Che, per dire, nell'export 2018 ha fatto un +12% contro il +5% del Prosecco. L'entità del fenomeno? Enorme.
PARENTE POVERO
«É un mostro che va governato, perché arrechi meno danni possibili». Stefano Zanette, presidente della Doc interviene sulla questione spumante chiarendo perfettamente i numeri. «Sta crescendo in maniera esponenziale, costa meno, non ha regole e viene proposto in sostituzione del Prosecco. Il vero cancro delle bollicine doc e docg è proprio questo». Andiamo con ordine. Nel 2018 sul mercato tedesco lo spumante generico ha totalizzato il +124% a fronte di un -3% dello Spumante Dop (il prosecco dei Tre Consorzi). Negli Usa lo spumante generico cresce del 29,4% a fronte della crescita dello spumante Dop del 4,1%. «Andrà a finire che ci faremo male da soli» commenta con amarezza il presidente. Perché? Perché le aziende viticole per fare fatturato propongono il parente povero, ossia lo spumante generico, spesso con lo stesso packaging, lo stesso brand e la stessa comunicazione del Prosecco. «Ecco la frase ricorrente: ti faccio provare questo, che è esattamente come il Prosecco ma costa meno» spiega Zanette.
GUADAGNI ENORMI
Che poi costi meno è opinabile: esistono bottiglie commercializzate nella fascia tra gli 8 e i 10 euro. «Arrivano a costare più della Docg». Quindi le aziende che producono Prosecco Doc e Docg commercializzano insieme anche questo tipo di prodotto. Perché? Questione di numeri. Con un ettaro piantato a glera secondo il disciplinare si possono produrre 180 quintali di Prosecco Doc. Con lo stesso ettaro di glera di possono fare 250 quintali di glera Igt e 500 quintali di glera varietale con cui fare poi spumante millesimato. Produrre bianco da tavola è dunque il nuovo business. «Una cosa abominevole - sbotta Zanette - dobbiamo andare a normare la produzione e ridurre al più presto la resa per ettaro». Rimanendo sul costo della materia prima, è facilissimo fare due conti. Un litro di prosecco Doc vale 1.50 euro, mentre un litro di bianco da tavola nella migliore delle ipotesi 0.40 centesimi. Commercializzando uno spumante a 8 euro, chiaramente il produttore ha un margine di ricavi altissimo. Per questo la situazione sta andando fuori controllo.
FRONTE COMUNE
Zanette ha sempre rifiutato ogni polemica tra Doc e Docg. «Non è nelle mie corde perché è un mondo che a livello professionale e di rappresentatività frequento in egual misura. Ritengo che però le denominazioni debbano essere unite in questa battaglia. Perché bisogna fare tutto ciò che è possibile per far cambiare mentalità ai produttori. Sacrificare l'unicità di un territorio che dà nome al vino all'altare del guadagno privato farà implodere il mercato». Anche Innocente Nardi, presidente del Consorzio Docg ha ammesso ieri l'esistenza del problema. Stesso packaging, stessa marca. Guardando l'etichetta però appare la differenza: Brut, Cuvee, Extra Brut. Ovvero tra i due litiganti il terzo gode. Il vero problema, insomma, i consorzi ce l'hanno in casa. «Per questo motivo il mio impegno è quello di portare in consiglio l'obbligo per i produttori di Prosecco Superiore, di produrre solo questa tipologia» aveva spiegato Nardi. «Io penso che questa sia una battaglia che dobbiamo combattere uniti» gli risponde Stefano Zanette.
Elena Filini

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