Da zero all'Olimpo in 7 anni: un'impresa senza precedenti

Lunedì 9 Dicembre 2019
LA STORIA
CONEGLIANO La maledetta - in questo caso sì, ci sta - prova televisiva ricaccia in gola l' urlo di gioia che si sta alzando da tutta Conegliano: riguardando l'azione che pare a tutti quella dell'apoteosi, l'inflessibile arbitro Wang chiama la palla, murata sul mezzo metro dai tentacoli della Geerties, fuori. Questione di centimetri. Nell'azione seguente accade quello che un'intera città, per non dire un'intera provincia e un'intera regione, si attende: la splendida Paola Egonu piazza il suo 33esimo punto della sua stratosferica finale con un soffice pallonetto che plana docile nel campo avversario. E' l'apoteosi: il sogno di Conegliano si avvera. Campioni del Mondo. E quell'urlo represso da un'intera cittadina può finalmente librarsi nell'aria. Conegliano, 35.239 abitanti, si ritrova capitale mondiale del volley, dopo esserlo già del prosecco. Un sogno che si avvera, che si materializza in quella Cina che si sta aprendo anche alle bollicine. Un miracolo sportivo con pochi precedenti. L'Imoco Volley nasce ufficialmente nel 2012, sette anni fa. E ha già scritto capitoli di storia da far impallidire società da decenni nell'Olimpo del volley femminile. Il palmares conta tre scudetti, tre Supercoppe Italiane, una Coppa Italia e adesso un titolo Mondiale, che a dirlo manco ci si crede. In sette anni. E poi le due finali di Champions raggiunte e perse: unica pecca che le Pantere proveranno a colmare. Ma non è più una questione di vita o di morte: le Pantere, ora, guardano dall'alto in basso tutto il mondo che si affanna sotto rete. E possono prendersi tutto il tempo che vogliono per allungare la sfilza di successi. Però tutti sanno che la loro fame di vittorie non si placherà così facilmente. E dire che sette anni fa non esistevano nemmeno.
LA SVOLTA
A gennaio 2012 la Spes Conegliano rinuncia al campionato di A1 dopo aver disputato il girone di andata: tutto sembra finire. Ma tempo qualche settimana e due imprenditori legatissimi al loro territorio decidono che sul volley femminile si può tranquillamente puntare. E così Piero Garbellotto e Pietro Maschio iniziano a cambiare la storia della pallavolo italiana portando a termine un'operazione già vista nel mondo del sport: l'acquisizione del titolo sportivo di un'altra società per fondarne una nuova. Nel caso specifico la coppia Garbellotto/Maschio mette le mani sul diritto di partecipare alla A1 di Parma, che in quell'anno decide di ripartire da un campionato inferiore. Cominciando da zero, Conegliano ritorna con le sembianze di una principessa. Un milione di euro il budget per la prima stagione, cifra più che sufficiente per costruire una buona squadra capace però di un exploit incredibile: arrivare quinta alla fine della stagione regolare e poi stupire tutti nei play off, fino a raggiungere la finale scudetto, poi persa. Ma l'impresa è fatta.
L'ESPLOSIONE
Da quella finale persa ma, in realtà vinta per tutto quello che ha rappresentato, inizia tutto. Garbellotto e Maschio gestiscono la società con grande oculatezza: un occhio al bilancio, un altro al talento di allenatori e atlete, capacità di rischiare e investire nei giovani. E poi la scelta di giocare al Palaverde, il tempio del volley maschile nell'età d'oro della Sisley stellare. Le Pantere si sono rivelate degne eredi di quei campioni, spingendosi anche un po' più in là riempiendo il palazzetto di entusiasmo, facendo record di presenze in ogni occasione. Oggi l'Imoco è l'orgoglio di Conegliano, la città dove le radici di questa società affondano e dove tante atlete vivono, ma tiene alta la bandiera di un'intera provincia. E quando a Milano, nella finale dell'ultima Supercoppa Italiana (ovviamente vinta), hanno festeggiato portando in campo anche la bandiera del Veneto, sono ufficialmente diventate le paladine di un'intera regione, Che oggi esulta brinda a prosecco.
Paolo Calia
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