Sgominato lo spaccio dell'eroina in città

Venerdì 6 Dicembre 2019
QUESTURA
ROVIGO Due arresti, dieci perquisizioni e una drammatica conferma: l'eroina è tornata a infestare anche Rovigo. Sotterranea, scorre in quantità impensabili, tagliata anche con sostanze a loro volta pericolose, con centinaia di consumatori, soprattutto fra i 20 e i 30 anni, ma anche qualche minorenne e persone anche sopra i 50. È quanto emerso con l'indagine della Squadra mobile di Rovigo, coordinata dal sostituto procuratore Ermindo Mammucci, i cui dettagli sono stati illustrati ieri.
L'operazione è stata chiamata Titti, lo stesso nome con il quale entrambi gli spacciatori finiti in manette mercoledì, tutti e due nigeriani, si facevano chiamare dai numerosi clienti ai quali spacciavano in pieno centro, contando probabilmente con questo stratagemma di confondere le acque nel caso i consumatori fossero stati interrogati dalla polizia. Cosa che effettivamente è avvenuta, con i dubbi investigativi iniziali poi superati grazie ad alcuni filmati delle telecamere di sicurezza. Un'indagine capillare, che ha portato a tratteggiare la mappa del consumo di eroina in città e a individuare alcuni dei venditori. Una decina, due dei quali finiti in carcere.
IN MANETTE
Uno, fra l'altro, il 31enne Gideon Acha, già arrestato in flagranza lo scorso 15 novembre, scoperto a vendere una dose di eroina a un trentenne rodigino, mentre ne nascondeva in bocca altre sei, ben sigillate, che ha inghiottito al momento del controllo. Sono state poi recuperate, per un totale di 5 grammi. Dopo la convalida era tornato in libertà, fino a quando la polizia non ha eseguito la misura di custodia cautelare in carcere emessa nei suo confronti dal giudice per le indagini preliminari Silvia Varotto, così come per il connazionale Destiny Osemeke, 32 anni. I due Titti, che rifornivano gli eroinomani della città. Ma non da soli. Ci sono altri otto indagati, di varie nazionalità: oltre ai nigeriani, anche italiani, albanesi e tunisini. Alcuni lavoravano in squadra, altri da soli. Nell'indagine, avviata a inizio anno, ma che è andata a ritroso ricostruendo anche i movimenti del 2018, sono state documentate un centinaio di cessioni di marijuana, circa 250 di cocaina e ben 800 di eroina.
Alla conferenza stampa erano presenti anche il procuratore capo Carmelo Ruberto e il questore Raffaele Cavallo che hanno elogiato chi ha condotto le indagini. «Intendo ringraziare pubblicamente il collega Mammucci - ha detto il procuratore - giovane, ma che ha già dato dimostrazione della propria classe, e la questura, per la dedizione e la professionalità messe in campo. Un plauso ulteriore perché questa operazione è stata in funzione della salute pubblica». Il questore ha aggiunto come «questa indagine, sviluppata secondo metodi classici, ha consentito di aggiornare le mappe del consumo di stupefacenti sul territorio e di constatare il ritorno dell'eroina: tutto è partito proprio da segnalazioni di persone preoccupate».
L'INCHIESTA
Il sostituto Mammucci, dal canto suo, ha sottolineato come «non sono stati usati strumenti captativi, ma sono state ascoltate centinaia di assuntori. Gli arrestati, tutt'altro che sprovveduti, agivano in accordo e si facevano chiamare entrambi Titti, aspetto che rendeva apparentemente meno credibili le testimonianze, ma non ci siamo fermati e siamo andati avanti documentando cessioni anche a minori».
Di droga in realtà ne è saltata fuori poca, ma le indagini non sono del tutto concluse ed è per questo che alcune carte restano ancora coperte. «Anche se Rovigo non è una delle grandi piazze dello spaccio - ha spiegato il commissario capo Gianluca Gentiluomo, alla guida della Mobile rodigina - le vendite sono costanti. Fenomeni di questo tipo rivestono una grande importanza sociale e quello che è emerso è un ritorno in auge dell'eroina, una presenza costante della cocaina e una leggera diminuzione delle cosiddette droghe leggere. Significativo l'aspetto legato alle nazionalità degli spacciatori».
Francesco Campi
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