IL CASO
ROVIGO Non solo aveva rimosso in modo artigianale una copertura in eternit,

Venerdì 26 Novembre 2021

IL CASO
ROVIGO Non solo aveva rimosso in modo artigianale una copertura in eternit, le ben note lastre ondulate formate da cemento e fibre d'amianto, ma per smaltirle aveva trovato il modo più pericoloso di tutti: frantumarle per polverizzarle all'interno di un cortile. Come è risaputo, sono proprio le polveri di amianto a causare asbestosi, carcinomi polmonari, mesoteliomi pleurici e neoplasie a laringe, stomaco e colon. E il problema della pericolosità dei manufatti in amianto, materiale del quale in Italia sono vietate dal 1992 produzione, vendita e uso, si verifica quando non sono integri e si disperdono nell'ambiente le microscopiche fibre che possono così essere inalate. A scoprire l'uomo, di origini cinesi, intento in questa pericolosa attività di smaltimento illegale di circa una tonnellata di amianto, rimanendo sconcertati per quanto si sono trovati di fronte, sono stati i finanzieri della Tenenza di Occhiobello, nel corso di un'attività di controllo sul territorio di Fiesso Umbertiano.
RISPARMIO ILLECITO
Per risparmiare sui costi di bonifica, l'uomo aveva fisicamente rimosso lastre di amianto dal tetto di un fabbricato e aveva iniziato un'attività di frantumazione e polverizzazione di esse. «Tale condotta - rimarca la Finanza - è vietata dalla legge per l'altissimo grado di pericolosità costituito proprio dalle fibre di amianto che a seguito di comportamenti avventati, vengono pericolosamente disperse nell'aria. Le operazioni di bonifica devono essere effettuate in sicurezza da personale competente. L'intervento si inquadra nel più ampio complesso di operazioni svolte dalla Guardia di Finanza a tutela del territorio, dell'ambiente e della salute pubblica, la cui integrità è spesso pregiudicata dai comportamenti sconsiderati dell'uomo».
Sul posto sono intervenuti anche i tecnici dell'Arpav e al termine degli accertamenti e delle analisi, una volta identificato il responsabile, le Fiamme fialle hanno proceduto al sequestro dell'intera area cortiliva sulla quale erano sparsi in maniera incontrollata i residui delle lavorazioni, oltre all'abitazione con annesso magazzino all'interno delle quali era accatastato alla rinfusa un ulteriore e ingente quantitativo di lastre di amianto in attesa di essere avviato all'incredibile trattamento.
UNA TONNELLATA
Nel complesso, la presenza di amianto è stata stimata in circa mille chili di rifiuti, classificati come speciali e pericolosi da parte dell'Arpav. Questo ha fatto scattare la denuncia nei confronti dell'uomo per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, secondo quanto previsto dall'articolo 256 del Testo unico delle leggi ambientali, che prevede la pena dell'arresto da 6 mesi a 2 anni e l'ammenda da 2.600 a 26mila euro, nel caso si tratti, come in questo caso, di rifiuti pericolosi. «L'amianto - nota l'Arpav - è pericoloso solo quando le fibre di cui è composto possono essere inalate. Se l'amianto è compatto, come nel caso di materiali in cemento-amianto (eternit), le fibre sono legate in una matrice solida e difficilmente si liberano. Se l'amianto è friabile, esiste il pericolo. Le fibre che si liberano sono talmente sottili da rimanere in sospensione nell'aria anche a lungo e risultare facilmente inalabili. Anche i materiali contenenti amianto compatto possono diventare un rischio se abrasi o danneggiati».
Francesco Campi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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