«Monoclonali, già 50 pazienti trattati Ecco come funzionano gli anticorpi»

Mercoledì 1 Settembre 2021
«Monoclonali, già 50 pazienti trattati Ecco come funzionano gli anticorpi»

L'INTERVISTA
BELLUNO Il Primario del Reparto malattie infettive (Unità operativa complessa) dell'ospedale San Martino di Belluno, Renzo Scaggiante, ha attivato un percorso per potenziare e facilitare il trattamento precoce dei pazienti Covid positivi con gli anticorpi monoclonali. In Ulss 1 Dolomiti, la terapia mediante l'uso di monoclonali ha preso avvio già in marzo, con risultati molto soddisfacenti. Il trattamento con monoclonali ha dimostrato di ridurre il rischio di ospedalizzazione e la carica virale, rivestendo un ruolo essenziale nel contenimento del contagio. Secondo le nuove indicazioni della Regione Veneto i monoclonali possono essere somministrati ai pazienti positivi sintomatici ad alto rischio. Fondamentale è la tempestività del trattamento. Per questo è previsto che già nell'attività di contact tracing il Dipartimento di prevenzione fornisca indicazioni circa il trattamento e contatti il Reparto malattie infettive (malattieinfettive.monoclonali@aulss1.veneto.it) per la richiesta di somministrazione. Il dottor Scaggiante spiega come funzionano i le cure con gli anticorpi monoclonali.
Cosa sono i monoclonali?
«I monoclonali sono anticorpi IgG1 che neutralizzano la proteina spike di SARS-CoV-2, impedendone il legame con il recettore ACE2, prevenendo così il successivo ingresso virale nelle cellule umane e di conseguenza la replicazione virale».
Come avviene la somministrazione?
«La somministrazione avviene per via endovenosa della durata di circa un'ora con una successiva ora di monitoraggio, visto che il farmaco ad oggi non ha ancora ricevuto la autorizzazione definitiva da EMA. Il paziente terminata la somministrazione ed il monitoraggio può ritornare a domicilio per continuare l'isolamento fino alla negativizzazione del tampone ed alla ripresa delle normali attività».
Quanti e quali sono i pazienti trattati con monoclonali?
«Sono oltre 50. La fascia di età più rappresentata è quella dei settantenni. Dei pazienti trattati, solo una piccola minoranza ha avuto poi bisogno di ricovero, peraltro per sintomatologia lieve. I monoclonali risultano molto efficaci purché vengano somministrati entro i primi 3-5 giorni».
Qual è la situazione attuale del contagio Covid nel bellunese?
«Il bellunese ha aderito in maniera massiccia alla campagna vaccinale, il che rappresenta un aspetto positivo nella lotta al contagio».
Si parla di una terza dose, cosa ne pensa?
«Se la situazione non subirà eccessive variazioni, la terza dose potrebbe essere consigliata agli anziani e alle persone più a rischio».
Perché rispetto agli altri vaccini obbligatori, quello del Covid non lo è diventato considerata la gravità della pandemia?
«I vaccini oggi obbligatori lo sono in virtù di un provvedimento legislativo emanato a suo tempo, mentre oggi la classe politica non riesce a trovare un accordo per legiferare in merito».
Secondo lei perché non si è trovato un accordo politico?
«È ipotizzabile che essendo, nella popolazione, significativo il numero di no-vax, questo possa rappresentare un bacino cui si rivolgono alcune forze politiche».
Ritiene che i vaccini oggi somministrati possano comportare complicanze nel lungo periodo?
«In realtà le molecole vengono eliminate nel giro di pochi giorni. Si calcola che i vaccinati in Italia da oltre un anno in qua siano circa 50 milioni con sporadici casi di complicanze gravi.
Quello che viene somministrato nella campagna vaccinale, è un vaccino o un siero?
«Senz'altro un vaccino. Per quanto riguarda i monoclonali possiamo dire che hanno lo stesso effetto del vaccino, con la differenza che danno una risposta immediata in termini immunitari rispetto al vaccino, che invece richiede alcuni giorni per essere efficace».
Loredana Pra Baldi
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