Don Roberto nascosto: «Sto da solo»

Venerdì 20 Gennaio 2017
Un crollo nervoso, poi le lacrime: «Ora voglio starmene da solo». Così don Roberto Cavazzana, 41 anni, il parroco di Carbonara di Rovolon che ha ammesso davanti al magistrato - come persona informata sui fatti e non indagata - che sì, c'era anche lui negli incontri a luci rosse organizzati da don Andrea Contin, il parroco dello scandalo di San Lazzaro.
I famigliari di don Roberto, che intanto è stato sospeso dalla Diocesi, hanno eretto un muro invalicabile a protezione del sacerdote, che ha lasciato la parrocchia domenica, due giorni dopo l'interrogatorio in Procura. «Mio fratello è molto provato, ora starsene da solo e non intende vedere nessuno». A parlare è il fratello Simone, titolare dell'albergo ristorante Hotel Diana-La Cantinetta di Torreglia, noto locale dell'area collinare euganea. Pochi minuti prima di mezzogiorno, Simone è impegnato a preparare le sale in vista dell'arrivo dei primi clienti. Cortese e disponibile, appare comunque scosso: «Non è una cosa facile da assorbire - afferma - ma chi sta soffrendo moltissimo per questa vicenda è soprattutto mio padre, l'ha presa davvero male. Mia madre, io e l'altro mio fratello Andrea siamo più sereni, siamo certi che Roberto ne verrà fuori, nessuno deve dimenticare che nei suoi confronti non è stata formulata alcuna accusa, è stato sentito solo in veste di testimone. Certo che per noi è un bruttissimo momento».
Dispone alcune posate su una tovaglia, fa un sospiro e prosegue: «L'interrogatorio è durato cinque ore. Quando è uscito, Roberto è scoppiato in lacrime, ha avuto un vero e proprio crollo nervoso». La volontà di proteggere il fratello è chiara: non fornisce nessuna indicazione, neppure vaga, su dove si trovi ora il sacerdote che, da domenica scorsa, ha fatto perdere le sue tracce.
Ospite di altri parenti? Da amici? In qualche località dei Colli? «È via» si limita a rispondere Simone. Il tono della voce, da sommesso, si alza di colpo: «Quello che fa male è che un'intera famiglia finisca sotto i riflettori, per una vicenda che deve ancora essere chiarita in tutti i suoi aspetti e nella quale, continuerò a ripeterlo senza stancarmi mai, mio fratello compare solo come persona informata sui fatti. Una delle prime cose che Roberto mi ha detto, quando è uscito dall'interrogatorio, è che lo stesso magistrato lo ha rassicurato che su di lui non pende alcuna accusa».
Intanto, la vicenda è una doccia gelata per Carbonara. Il sacerdote che in sette anni alla guida della parrocchia di San Giovanni Battista ha dato saputo trascinare la comunità creando nuovi spazi di aggregazione, da domenica non è più in parrocchia. Venerdì mattina ha insegnato catechismo alla scuola elementare di Bastia, poi si è visto domenica alla messa delle 9 a Rovolon, parrocchia in Unità Pastorale con Bastia e Carbonara, e a quella delle 10.30 nella sua chiesa. Domenica era presente anche alla celebrazione mensile della messa nella chiesetta di Lovolo, appuntamento che proprio don Roberto aveva ripristinato. Poi non si è più visto.
Qui ricordano tutti che i tanti impegni lo portavano spesso ad uscire dalla canonica alla mattina presto e che il suo lavoro per la comunità di Carbonara è sempre stato inarrestabile. Ieri mattina i balconi della canonica era aperti, sul sagrato il noto presepe di Carbonara realizzato dallo scultore Gianni Romano e allestito da un gruppo di parrocchiani. C'è incredulità fra i parrocchiani, che di don Roberto elogiano «quanto di buono ha fatto in questi anni». «Quando una persona è capace e sa fare del bene ecco che scoppia lo scandalo» commentano alcuni parrocchiani. «È stato don Roberto a sostenere la realizzazione del presepe sul sagrato - dice lo scultore - prima due sole statue, poi l'intero paesaggio. Ma oltre a queste, lui ha cambiato Carbonara. Sarebbe un guaio se non tornasse». È don Roberto che ha istituito la gita in montagna o al mare per i ragazzi della parrocchia, aiutando le famiglie con due figli, sistemando la sala del patronato e supportando tante attività, come quelle dello storico gruppo le Fontane. «C'è stata sempre grande collaborazione con lui - - sospira l'assessore Giustino Brusamolin, per anni presidente delle Fontane - Dispiace dal lato umano, era un riferimento per la comunità». «Non faccio commenti - precisa il sindaco Maria Elena Sinigaglia - del resto non ci sono indagini su don Roberto, sono questioni da affrontare eventualmente all'interno della chiesa e non sui giornali. Serve massima prudenza nella diffusione di certe notizie, che possono rovinare la vita di persone che non lo meritano, e della comunità stessa presso la quale operano. Per quanto mi consta, don Roberto ha ben operato nella nostra comunità e gli stessi cittadini del comune che amministro mi hanno sempre manifestato soddisfazione ed affetto nei confronti del parroco».