AL CAMPO BASE
VAL DI ZOLDO «Dopo il decimo giorno di ricerche - confida

Lunedì 6 Settembre 2021

AL CAMPO BASE
VAL DI ZOLDO «Dopo il decimo giorno di ricerche - confida la moglie di Federico Lugato, Elena Panciera - devo fare i conti con il fatto che potrei non rivedere mai più Federico, ma ho bisogno di trovarlo anche se morto, non smetterò mai di cercarlo». Quello che colpisce nel caso di Federico Lugato, scomparso in Val di Zoldo, a parte la drammaticità dell'evento è la grande partecipazione da parte di centinaia di volontari provenienti anche da fuori provincia e regione e la loro capacità di organizzare in modo estremamente efficiente e capillare le ricerche in stretto coordinamento con le autorità. A questo movimento del tutto spontaneo di solidarietà si sono associati con grande disponibilità anche i residenti, albergatori e ristoratori del posto nell'accogliere un numero assai considerevole di soccorritori. L'area di ricerca è stata molto impegnativa e vasta, compresa tra il torrente Prampera e i versanti del Petorgnon. Ricoperta di massi e bosco fitto di pino mugo con voragini e spaccature inaccessibili ad occhio nudo. È stata scandagliata tramite elicotteri e droni anche la zona impervia sotto il Rifugio Sora'l Sass e quella tra la Baita Angelini e le Crepe dei Rondoi.
UNITÀ CINOFILE
Il vice sovraintendente della polizia di Satto, Cristian Zanon, del centro addestramento alpino Moena ieri era presente con le due unità cinofile. «Siamo arrivati mercoledì e siamo usciti tutti i giorni - spiega - siamo andati alla ricerca nelle varie zone, purtroppo la morfologia del terreno è impervia e ha reso tutte le operazioni difficili, tanti sassi e soprattutto il pino mugo che ricopre vaste aree non hanno aiutato il lavoro». PresentI anche gli uomini della Guardia di Finanza, con due unità cinofile, da Auronzo Passo Rolle e Cortina. I massiccio impiego dei cani è stato purtroppo compromesso dalle abbondanti piogge dei primi giorni.
CENTRO DI COMANDO AVANZATO
E ieri è continuato intenso il lavoro al centro di comando avanzato dei vigili del fuoco, allestito nel campo base al campo sportivo di Pralongo. Il capo-reparto dei Vigili del Fuoco di Belluno, Bortot Massimo, spiega che nel summit di oggi in Prefettura dopo 10 giorni di ricerca verrà analizzato tutto quello che è stato messo in campo a livello tecnologico e di squadre di terra. Sono stati impegnati dal primo giorno 260 uomini dei Vigili del Fuoco con impiego di droni, elicotteri, unità cinofile. Sono stati impiegati anche sommozzatori da Venezia oltre a squadre di terra e alpino fluviali, anche hanno scandagliato i 2 laghetti dopo averli parzialmente svuotati.
IL SINDACO
Ha seguito da vicino le attività di ricerca anche Camillo De Pellegrin sindaco di Val di Zoldo: «Dopo il summit in Prefettura è plausibile ritenere che le ricerche non cesseranno del tutto ma quasi sicuramente subiranno un ridimensionamento tenuto conto che per 10 giorni le forse messe in campo nella ricerca sono state enormi. Nonostante l'esito non favorevole delle ricerche l'ipotesi più plausibile, a mio avviso, resta ancora quella della tragica fatalità».
L'ACCOGLIENZA
Claudia Zampolli residente a Pralongo ha vissuto in prima persona questa vicenda, sia perché il suo compagno è stato assieme al suocero di Federico nei primi momenti della scomparsa, anche suggerendogli a un certo punto di non chiamare più il cellulare per evitare di scaricare ulteriormente la batteria sia perché la sua casa è confinante con il locale la Fusinella che con grande disponibilità offerto lo spazio per accogliere i volontari e la loro base organizzativa oltre al fatto di avere di fronte il campo sportivo dove erano dispiegati i mezzi delle varie organizzazioni di soccorso.
IL SOCCORSO ALPINO
Alex Barattin delegato del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico ricorda che le aree sono state battute anche più volte, ma non è mai stato trovato alcun elemento che riconduca a Federico. Oggi in Prefettura verranno definite le strategie future. Oltre alla macchina istituzionale sono state di tanto supporto le attività svolte da civili cittadini. Loris Campo Bagattin volontario del Soccorso Alpino che da anni dedica tempo ed energie a questa associazione racconta che il telefono ha continuato a squillare fino alle 9 di sera e che la mancata risposta induce a pensare che il disperso possa aver subito un grave infortunio o un malore.
L.P.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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