Unica mano per i roghi dei cassonetti

Mercoledì 14 Agosto 2019
INDAGINE
PORDENONE Due forti botti, l'arrivo a sirene spiegate dei Vigili del fuoco, fumo e fiamme che vengono visti a decine di metri di distanza. Dietro agli episodi di vandalismo della scorsa notte, che hanno creato non poca apprensione tra i residenti che a quell'ora stavano dormendo, potrebbe esserci la stessa mano. Sul fatto che si possa essere trattato di dolo ci sono pochi dubbi. I pompieri hanno dovuto lavorare per diversi minuti prima di spegnere il rogo e mettere in sicurezza i cassonetti andati completamente bruciati.
È notte fonda quando si avverte il primo botto in città. La segnalazione, poco dopo le 3, arriva da via Dogana. Un residente ha udito un'esplosione e, quando si è affacciato alla finestra, ha notato fumo e fiamme uscire dal bidone della spazzatura. Poco dopo, alla centrale Nue112, arriva un'altra richiesta di intervento: questa volta i pompieri sono costretti a intervenire in via Murri. A compiere il gesto, con ogni probabilità, come detto, potrebbe essere stata la stessa persona. Le indagini sono tutt'ora in corso e seguono quel filone che, già nei giorni scorsi, aveva portato i Carabinieri e la Polizia locale a dare la caccia a due giovani. Nel caso dell'altra notte i due cassonetti dati alle fiamme si trovavano nella stessa zona della città, vicino alla casa di cura Policlinico San Giorgio. Sei giorni fa erano stati appiccati altri due roghi dolosi nel giro di pochi minuti. Era successo sempre a Pordenone, in via Beata Domicilla e in via Rosaccio, dove erano stati dati alle fiamme due cassonetti per la raccolta della carta. Due giovani - un maschio e una femmina - sono (ancora) sospettati di essere gli autori dei vandalismi, sui quali sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri del Radiomobile e della Polizia locale. A dare l'allarme era stato un residente. Era sul terrazzino di casa, quando aveva visto arrivare un gruppo di ragazzi, che solitamente ha come punto di ritrovo il parco di via Beata Domicilla, vicino alla chiesa del Beato Odorico. I giovani si erano seduti sulla panchina e avevano iniziato a parlare tra di loro. Uno di loro si era poi avvicinato ai cassonetti, aveva preso un pezzo di carta da un cestino per rifiuti, gli aveva dato fuoco, lo aveva buttato nel cassonetto giallo e poi era scappato, assieme a una ragazza, in bicicletta. Erano stati subito contattati i Vigili del fuoco. Un abitante era uscito in strada con un tubo dell'acqua per spegnere le fiamme, ma l'arrivo dei pompieri aveva risolto subito la situazione. Mentre il rogo che ha distrutto il cassonetto veniva spento, la sala operativa dei Vigili del fuoco aveva ricevuto una nuova richiesta di intervento, stavolta in via Rosaccio, dove era stato incendiato un secondo cassonetto, sempre dedicato alla raccolta della carta.
Sulla natura dei due incendi nessun dubbio: sono dolosi e, probabilmente, riconducibili alla stessa mano. Situazioni analoghe si sarebbero verificate anche in altre zone della città. Nel giro di qualche settimana i cassonetti delle immondizie fatti bruciare sarebbero tra i sei e gli otto. Fortunatamente i danni sono stati limitati al box e non hanno interessato né auto in sosta né strutture vicine.
«C'è un'attività investigativa in corso - sono le parole dell'assessore Emanuele Loperfido e, proprio per questo, attendo una relazione dettagliata sui fatti accaduti. L'attenzione, come sempre, è molto alta, ma in questa fase non me la sento di aggiungere altro. Sicuramente si tratterà di bravate di qualche ragazzino, alle quali, per forza di cose, si dovrà dare un freno».
Alberto Comisso
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