SANITÀ DEL FUTURO
PORDENONE «Non è escluso che qualche posizione

Martedì 9 Febbraio 2021

SANITÀ DEL FUTURO
PORDENONE «Non è escluso che qualche posizione possa essere ridotta. La sanità richiede continuamente rimodulazioni degli assetti in base ai bisogni dei pazienti. Ma se c'è da fare una razionalizzazione la si faccia complessivamente, a livello regionale. Non è pensabile che a Udine continuino a esserci due o anche tre primari per alcuni reparti, con spese pagate da poste ad hoc di bilancio regionale, e si chieda invece a Pordenone di tagliare». Gianni Zanolin, candidato sindaco del centrosinistra, rifugge da campanilismi nel dibattito sulla riduzione dei primariati. «È semplicemente - precisa - una questione di equità e di rispetto dei territori. Quindi si può ragionare. Ma si deve sapere che nuovi e bravi primari fanno l'attrattività per giovani medici che scelgono l'ospedale del loro futuro anche sulla base delle competenze di chi li guida. Inoltre, i primari sono autentici centri di formazione di nuove competenze. E noi pordenonesi questo lo abbiamo visto in passato».
SÌ ALL'INTEGRAZIONE
«Credo anche che sia giusto che le diverse specialità mediche dialoghino per integrare e dare vita a team multidisciplinari. Ma per fare questo è necessario che ci siano gli specialisti che guidino questi processi. La direzione di Asfo ha annunciato che quest'anno farà i concorsi per otto primariati ora scoperti ritenuti prioritari rispetto ad altri. Bene, speriamo tutti che ci siano professionisti intenzionati a partecipare e a scommettere sull'ospedale di Pordenone e sulla sanità del nostro territorio». Zanolin non si ferma però al tema dei primari. «La questione di chi deve guidare reparti e servizi - aggiunge - sta dentro a un più ampio progetto che riguarda l'oggi e il futuro della sanità del nostro territorio. Che deve necessariamente passare per l'Assemblea dei sindaci. È lì che la vicenda va presa in mano, discussa e condivisa con tutte le intelligenze e le eccellenze che abbiamo negli ospedali e nei centri sanitari per giungere a un disegno nuovo e complessivo. Con due priorità su tutto: il recupero della fuga di pazienti in Veneto (non solo per Pordenone, ma si pensi al Cro e al ruolo avuto da San Vito rispetto al portogruarese) che sta rappresentando un enorme svantaggio per la Regione e la risposta sanitaria che si dovrà dare rispetto alle conseguenze che saranno generate dal Covid. Già alcuni problemi emergono: il maggior consumo di alcolici e l'aumento dell'obesità».
IL SINDACO
«Credo che per onestà intellettuale vada detto che sia il problema di molti primari vacanti, sia quello della fuga di pazienti e anche dei posti letto, per inciso tagliati dal centrosinistra nella passata giunta regionale, sono stati ereditati dall'attuale direzione dell'Azienda sanitaria». Il sindaco Alessandro Ciriani invita poi a discutere sì dei problemi che ci sono, ma «sbagliamo se lo facciamo in chiave di una sanità elettorale». Poi entra nel merito: «Quando il direttore Polimeni afferma che non tutti i primari di prima sono indispensabili dice una cosa giusta. Dobbiamo essere sinceri: è inutile puntare il dito sui doppioni di primari in altri territori regionali se poi qui si vuole replicare alcune specialità di Pordenone a San Vito. Non va bene, dobbiamo invece concentrare le cure per acuti nell'ospedale hub di Pordenone e ragionare su altre eccellenze e specialità diverse per gli ospedali di rete. Altrimenti se si vogliono replicare le stesse specialità il sistema salta e si depotenzia sia Pordenone che gli ospedali di rete».
D.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA