Edilizia, chiesto un piano per strade, ponti e scuole

Mercoledì 13 Novembre 2019
COMPARTO INCHIODATO
PORDENONE A differenza di altri comparti del territorio provinciale l'edilizia è quello che fa più fatica a rialzare la testa. Dopo la grande crisi del 2008 si è riguadagnato un po' di terreno, ma il settore è ancora in forte sofferenza. Nonostante negli ultimi due anni, in particolare grazie al maxi-cantiere del nuovo ospedale di Pordenone, si è usufruito di una boccata d'ossigeno. Ma sono diverse le altre opere pubbliche (in primis il carcere a San Vito e il proseguimento della Cimpello-Gemona) che restano al palo o sulla carte dei progetti che non trovano ancora realizzazione. È per questo che il nel comparto le preoccupazioni per il futuro non sono poche. Le sigle sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil lanciano l'allarme sul rischio di una nuova pesante crisi.
MANCATO RECUPERO
I più recenti dati parlano infatti di una situazione ancora piuttosto grave. Nel Friuli occidentale sono persi oltre 1.500 posti di lavoro in edilizia. E mancano all'appello - dopo dieci anni di tempesta che ha falcidiato il settore - 317 imprese. Se nel 2008 erano impiegati sul territorio - secondo i dati di Cassa Edile provinciale - 3.608 addetti, ad oggi gli addetti operativi sono 2.078. Le imprese edili che erano attive nell'anno in cui è scoppiata la crisi erano 773: undici anni dopo le imprese sono 456. Ma a essere drammatico è, in particolare, il dato delle ore lavorate dagli addetti del settore (sono i dipendenti delle aziende che fanno riferimento alla Cassa Edile): se nel 2008 le ore lavorate erano state 5.390, quest'anno si è scesi a 2.078. Sempre rimanendo nell'ambito delle ore lavorate emerge un dato positivo legato all'ultimo anno: un +7% registrato nel 2029 rispetto al risultato dell'anno precedente. «È un dato - secondo il sindacato degli edili - da ricondurre molto probabilmente al cantiere del nuovo ospedale che sta proseguendo secondo i tempi stabiliti». Dopo un stop nel cantiere della Cittadella della Salute, ora l'impresa Cmb (subentrata alla Polese in concordato) ha riavviato i lavori. Ma il cantiere dell'ospedale non può bastare: dal sindacato della categoria arriva l'appello alle istituzioni a rilanciare altri progetti che potrebbero riportare il territorio ad avvicinarsi ai livelli pre-crisi. Anche se quei numeri - è convinzione di tutti - molto difficilmente saranno nuovamente raggiunti. «Però ci sono alcune opere che farebbero da volano, come in parte sta facendo il cantiere dell'ospedale». Il primo riferimento - su questo fronte si chiederà un incontro con il prefetto e il sindaco sanvitese Antonio Di Bisceglie - è al cantiere interrotto (a causa di ricorsi giudiziari) del futuro carcere a San Vito.
CIMPELLO-GEMONA
Ma l'altra opera su cui il sindacato conta è la Cimpello-Gemona: «Si tratterebbe - sottolineano Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil - di un'opera strategica anche per le aree industriali di Spilimbergo e di San Vito, oltre a garantire il collegamento con l'Austria per l'intera regione. C'è già uno studio di fattibilità del 2011 che è rimasto nel cassetto». Ma si guarda anche al progetto della Gronda Nord (da Fontanafredda a Cimpello-Sequals dopo Cordenons), del ponte Meduna di Pordenone e del ponte di Spilimbergo-Dignano. Ma una leva fondamentale per il settore potrebbe arrivare dall'adeguamento, sia energetico che sismico, degli edifici pubblici, soprattutto le scuole. «Ci sono bonus sia per i lavori anti-sismici, sia per il risparmio energetico. La Regione potrebbe sperimentare un fondo di rotazione in modo da incentivare a agevolare anche i privati a intraprendere lavori per questi adeguamenti». Insomma, una sorta di piano che agevoli investimenti per sistemare sia luoghi pubblici che residenze private. Senza contare gli adeguamenti necessari, nell'area montana, per rimediare al dissesto idrogeologico.
D.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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