Presa a schiaffi dalla collega chirurgo

Martedì 23 Luglio 2019
IL CASO
PADOVA Una dottoressa di guardia medica è stata aggredita da una donna chirurgo dell'Azienda ospedaliera durante una visita a domicilio. La professionista, che non si dava pace a causa di una delusione d'amore, ha preso a schiaffi la collega che era intervenuta per calmarla. Il parapiglia risale al 10 luglio, ma la vicenda emerge solo ora grazie alla Federazione italiana medici medicina generale (Fimmg). Il sindacato denuncia l'indifferenza dell'Usl nei confronti della dipendente aggredita e chiede all'Azienda ospedaliera e all'Ordine dei medici di prendere provvedimenti nei confronti del medico chirurgo di via Giustiniani. La vittima ha ricevuto sette giorni di prognosi.
«La paziente, apparentemente ubriaca, era in casa con alcuni parenti e temeva che le colleghe della guardia medica volessero procedere col Tso, così ha chiamato il suo primario e poi ha preso a schiaffi la dottoressa - spiega Domenico Crisarà, segretario generale della Fimmg Veneto - La polizia ha verbalizzato tutto, certificando le lesioni. La collega aggredita ha finito il turno ed è andata al pronto soccorso il giorno dopo. L'Usl si è limitata a dirle che la tutela legale non è contemplata dal contratto, per il resto non si è fatto vivo nessuno. Il giorno dopo invece la donna che l'ha picchiata era regolarmente in sala operatoria». L'Azienda ospedaliera sta procedendo con la verifica dei fatti, per capire se il medico era effettivamente in servizio il giorno seguente. «Siamo venuti a conoscenza dell'accaduto solo nelle scorse ore dichiara Luciano Flor, direttore dell'Azienda ospedaliera - Abbiamo potere disciplinare sui nostri dipendenti durante l'orario di servizio, non certo quando sono in auto o a casa. Un medico risponde del proprio comportamento nei confronti dei colleghi anche fuori servizio, ma ne risponde dal punto di vista deontologico all'Ordine». Anche l'Ordine dei medici di Padova ha preso in carico l'accaduto.
I FATTI
Mercoledì 10 luglio, alle 22, arriva una chiamata al servizio di Continuità assistenziale di Padova. Dall'altra parte della cornetta c'è la sorella del chirurgo, che chiede un intervento immediato in un appartamento a Albignasego. La donna riferisce che, dalle 14, la 50enne è in stato di agitazione psicomotoria e di alterazione per alcol. In casa arrivano due dottoresse perché il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) può essere disposto solo previa proposta motivata di due medici. La chirurga, alla vista delle due colleghe, comprende le intenzioni e telefona al suo primario per chiedere aiuto. Intanto una delle due dottoresse chiama le forze dell'ordine, mentre l'altra si mette davanti alla finestra aperta. A quel punto si arriva allo scontro. La chirurga prima prende a ceffoni la dottoressa e poi fugge in bici. Assistono alla scena anche il cognato e un'amica.
LA PROTESTA
«La dottoressa aggredita è stata abbandonata a se stessa aggiunge Crisarà - L'Usl non può limitarsi a rispondere così dopo nove giorni di silenzio, deve farsi parte attiva e se la vittima deciderà di sporgere denuncia per le lesioni subite dovrà costituirsi parte civile. Non si può lavorare così, anche perché stiamo parlando di un intervento nell'abitazione di una professionista». La dottoressa di guardia medica, per ora, ha preferito non fare denuncia temendo ritorsioni a livello professionale. La nottata dell'aggressione si è conclusa con un nulla di fatto. Poco dopo, la 50enne è tornata indietro per riprendersi il cellulare. Due volanti della polizia sono giunte sul posto, ma la donna si era calmata. La dottoressa aggredita è andata al Pronto Soccorso solo la mattina seguente, con graffi e lesioni al viso e all'orecchio. «Chi lavora di notte deve essere tutelato conclude Crisarà - La dottoressa prova un senso di abbandono da parte delle istituzioni. È triste pensare che finora nessuno l'ha contattata, neanche per chiedere scusa».
Elisa Fais
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