LA RICOSTRUZIONE
IL VERO VOLTO
DI SANT'ANTONIO
Grande interesse ha suscitato

Venerdì 20 Giugno 2014

LA RICOSTRUZIONE
IL VERO VOLTO
DI SANT'ANTONIO
Grande interesse ha suscitato la presentazione della ricostruzione del volto di Sant'Antonio, del vero volto del Santo. La fortuna della notizia, nel frattempo, era stata tumultuosa, e imponente, talché gli organizzatori della serata al San Gaetano erano stati costretti ad aggiornare i programmi, preparati in precedenza, in obbedienza alle sacrosante aspettative dei frati del Santo; e ai fini d'una regolamentazione e d'un controllo quanto possibile ordinati della partecipazione del pubblico, appassionato e attento. Bravo don Luciano Bertazzo, e bravi gli attori principali della ricostruzione: Nicola Carrara, Luca Bezzi e soprattutto il simpaticissimo Cicero Moraes, al quale, in realtà, si deve la ricostruzione del volto di Sant'Antonio su elementi offerti dall'archeologo Bezzi. Ma, ci si può chiedere, questo dato straordinario costituisce veramente un topos destinato a persistere nel tempo, e con tale coriacea pervicacia da condizionare i modi dell'esercizio storiografico? Non voglio rispondere col sospetto, se non perfino con un atteggiamento per pregiudizio polemico, fortemente critico. Ma vediamo; e muovendo da un'informazione precisa che colpisce e, sin dall'inizio, mi ha davvero colpito, problematizzando l'approccio. L'intervento magistrale di Luciano Bertazzo, storico di grande rigore scientifico, ha consentito di conoscere perfettamente l'iconografia del Santo nel corso dei secoli. Qualche ambiguità e sfocature emergono invece dalla ricostruzione in 3D effettuata dal disegnatore brasiliano Cicero Moraes, soprattutto per il fatto d'aver sostenuto, senza un auspicabile dubbio o un'umana incertezza, che una ricostruzione siffatta corrisponderebbe al vero volto di Sant'Antonio. Chi si occupa di queste cose sostiene che, sia pur nella scientificità del procedimento, esiste sicuramente uno scarto non trascurabile nell'identificazione del soggetto. Come si può, allora, presentare il volto con guance tese e lisce, fortemente sentite, con bocca grande, carnosa e con rima orale ben segnata e slargata verso le commessure labiali; come si può immaginare la forma e la grandezza delle orecchie, l'espressione degli occhi, etc.? Ecco il punto; ed ecco l'inevitabile domanda: perché sostenere, con accertata baldanza, d'aver ricostruito il vero volto del Santo, caratterizzato da segni d'una dolcezza e d'una cortesia innate, proiezioni d'un'interiorità serena e rasserenante? Perché, poi, aver messo a confronto la ricostruzione del volto di Sant'Antonio fatta nel 1981 dallo scultore padovano Roberto Cremesini, quasi si trattasse d'una interpretazione di fantasia? Converrà allora una piccola riflessione. La ricognizione di Sant'Antonio effettuata nel 1981 ha visto impegnati studiosi del calibro di Terribile Wiel Marin, illustre anatomopatologo, Corrain, antropologo di fama internazionale, Meneghelli, professore di anatomia. Lo scultore Cremesini ha seguito alla lettera, con grande capacità e serietà professionale, tutte le indicazioni scientifiche suggerite dagli studiosi. Perché allora non far emergere con evidente chiarezza quest'aspetto di corretta e opportuna informazione? Un momento quasi di soprassalto, di rottura e di sospensione di giudizio però l'ho avuto. S'è forse trattato d'una dimenticanza, d'una semplice distrazione? È probabile: segno, se così si può dire - e per fortuna -, ch'è stato veramente dettato da un atto non deliberato di cancellazione del nome d'un valente artista, che nella città antenorea ha lasciato un segno inequivocabile della sua creativa presenza.
Girolamo Zampieri

PADOVA CALCIO
NEL BARATRO,
RINGRAZIAMENTI
io vedolepartite del Padova dal marzo 1933: Padova-Juventus 1-1. Ho giocato nelle squadre giovanili del Petrarca e del Padova, dovetti smettere con rimpianto per una sopraggiunta miopia, ho fatto il giornalista politico e anche sportivo durante ilperiodo universitario, ho fatto parte del consiglio direttivo del Calcio Padovasotto la buonissima presidenza Pollazzi.Perciò ritengo di intendermi di calcio.
Grazie a Penocchio ed ai suoi collaboratori per aver trascinato la squadra della città nel baratro e nel ridicolo. Avete imprudentemente sbagliato tutto: aveva scelto i penosissimi allenatori Marcolin e Mutti, mentre Serena ha fatto l'impossibile. Avete preso gramn parte di giocatori insufficienti al livello prestigioso della maglia bianco scudata. Non avete tenuto con la tifoseria rapporti calorosi e continui.
A lei spettano due soluzioni.
O cedere la societàa mani più esperte. O fare una forte squadra per il ritorno almeno nella serie cadetta.
Grazie ancora di tutto a nome dei tifosi padovani che conoscono ilmio pensiero e la mia esperienza.
Saluti.
Luigi Vasoin De Prosperi