L'ospedale delle piante: il "primario"? Un barista

Ce ne sono di alto fusto e piccoline. Rampicanti, esili e grasse. Fiorite e no. Alcune sono in fin di vita per la troppa acqua. Altre per il problema opposto. Ma ce ne sono anche diverse finite kappao perché tenute in un habitat ben diverso da quello di cui avrebbero avuto bisogno. Ma anche tante che, dopo la "degenza" stanno dando segnali di recupero. Per tutte, comunque, le "terapie" sono assicurate.
In via Tadi, poco prima del ponte, infatti, c'è l'ospedale delle piante, dove vengono curate gratuitamente. Il "primario" di questo luogo suggestivo e singolare è Gianni Boetto, titolare del bar omonimo che è a fianco il quale, essendo rimasto vuoto il negozio proprio accanto alla sua attività, ha deciso di trasformarlo in un luogo dove si cerca guarire le piante che sono in sofferenza per i motivi più disparati: in mezzo ai vasi ci sono anche bambole e oggetti d'altri tempi. E il cartello affisso alla vetrina sta richiamando tantissime persone che, passando, vedono quell'insolita possibilità di ridare vita a un fiore. «Hai una piantina in difficoltà? Passa da Gianni, proverà a salvarla con piacere e senza una lira», recita l'invito.
E lui stesso a raccontare com'è nata questa passione. «Da sempre amo la natura, la terra, gli animali. Mi piace coltivare fiori e ortaggi. Avendo una stanza libera, quindi, ho deciso di metterla a disposizione delle piante malate. In modo assolutamente gratuito. Il mio impegno è ripagato dal fatto di vedere che alcune, completamente ristabilite, posso riconsegnarle ai proprietari. Come intervengo? Cambio la terra, metto il concime, do l'acqua. Sono esseri viventi, che hanno bisogno di cure: io con lke mani sento la terra e capisco di che cosa hanno bisogno. Devo dire che sono parecchie quelle che recuperano. Spesso, però, arrivano qui già morte: io ci provo comunque, ma sono imprese praticamente impossibili».
Il barista ha trasferito la sua passione anche all'esterno del suo Caffè, cioè sul ponte Tadi: proprio sulla sommità dell'argine ha piantato un vigna e alcuni alberi da frutto e ha messo sedie, tavolini e giornali dove la gente, senza nessun obbligo di consumazione, può andare a sedersi e trascorrere un po' di tempo all'aria, in mezzo al verde. Non solo, ma proprio all'angolo con Riviera Albertino Mussato, ha realizzato quello che ha chiamato "l'orto degli ingiusti". «Il nome - spiega - è motivato da fatto che qui è stata commessa una grossa ingiustizia, perché, quando c'era la precedente amministrazione, è stato tagliato un pioppo di cento anni, sanissimo e molto bello, che aveva piantato mio padre. Ho fatto di tutto perché le motoseghe non arrivassero, ma alla fine quel caro vecchio albero, a cui erano legati tanti ricordi di chi vive in zona, è stato abbattuto. Per questo, assieme ad altra gente, ho creato questa aiuola e tante signore portano le piantine fiorite che io metto a dimora per dare il "benvenuto" alla bella stagione».

Domenica 3 Maggio 2015, 06:06






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