Inquinamento da Pfas, una storia di decenni

Sabato 25 Febbraio 2017
Inquinamento da Pfas, una storia di decenni
I Pfas si stanno spostando verso sud e, anche se la fonte dell'inquinamento venisse chiusa oggi, il territorio ne pagherebbe le conseguenze per quasi mezzo secolo. A dirlo è Lorenzo Altissimo, ex direttore del centro idrico di Novoledo (Vicenza) ed esperto in propagazione degli inquinanti nella falda: i movimenti sotterranei dei Pfas le sostanze perfluoroalchiliche sversate in natura da un'azienda del vicentino sono oggetto di studio da molto tempo e gli addetti ai lavori hanno scoperto i tempi di percorrenza in falda. Il problema dello spostamento e della diffusione delle sostanze riguarda infatti le falde, dato che gli acquedotti portano nelle case acqua potabile e sicura. Anzi, è partito un progetto regionale che porterà alla sostituzione delle fonti idriche, con l'estensione della rete che assicurerà l'approvvigionamento di acqua perfettamente pulita. Per quanto concerne la falda, invece, i composti chimici impiegano circa un anno per percorrere un chilometro. E stanno scendendo a questo ritmo dall'epicentro degli sversamenti fino al montagnanese, dove la concentrazione pare destinata ad aumentare nel corso dei prossimi anni. Al netto di bonifiche e altre operazioni, di difficile attuazione e dai costi altissimi, gli esperti avvertono quindi che il problema si presenterà più o meno uguale per decenni. Se n'è parlato ieri mattina al corso sui Pfas organizzato da Viveracqua. Il docente Lino Conte, della facoltà di ingegneria dell'università di Padova, ha affrontato il tema dell'abbattimento delle sostanze: i vecchi composti venivano contrastati egregiamente dai filtri a carbone, mentre per quelli più recenti il carbone non è del tutto efficace. L'esperto consiglia quindi una frequente sostituzione dei filtri a carbone per le case, dove l'uso di sistemi come l'osmosi inversa e i filtri a resine potrebbero rivelarsi troppo costosi. Durante la mattinata di lavori è comunque emerso come l'acqua del rubinetto sia sicura e controllata, mentre per quanto concerne i pozzi presenti nelle campagne delle aree interessate la situazione sia un tantino più complessa. Al tavolo dei relatori era presente anche Monica Manto, direttore generale Cvs e vicepresidente di Viveracqua.