Cittadinanza onoraria a Vanzini

Mercoledì 1 Dicembre 2021
Cittadinanza onoraria a Vanzini

MASERÁ
«Sono un cittadino vostro». Lo afferma a gran voce Enrico Vanzini, l'unico superstite del campo di concentramento di Dachau. Lo fa dopo che il sindaco, Gabriele Volponi, lo ha insignito della cittadinanza onoraria a lungo desiderata. A lui, 99enne dalla spina dorsale dritta e dalla parola lucida, questo riconoscimento mancava. Così, dopo Padova, Borgoricco, Curtarolo, Galliera, Santa Giustina in Colle, Tezze sul Brenta, Vedelago, all'anziano di Cittadella è spettata anche la cittadinanza dell'amato municipio di Maserà, il paese di Giorgio Perlasca, Giusto delle Nazioni, ma anche di tanti amici, come Gabriele Roma, che lo accompagna nei suoi viaggi. «Qui le persone sono cordiali e mi sento a casa non si stanca di ripetere Vanzini, indossando la medaglia d'onore conferitagli da Giorgio Napolitano nel 2013 mi ascoltano con piacere sia al tavolino del bar che nelle scuole, dove porto ai ragazzi la mia testimonianza». Sì, perché se per la gran parte della sua vita il Cavaliere della Repubblica Enrico Vanzini ha preferito tacere quanto vissuto, persino con la moglie «che sennò avrebbe troppo sofferto», è solo negli ultimi decenni che ha compreso quanto le sue parole avrebbero potuto essere preziose in tanti ambienti, primo fra tutti quello scolastico.
TRA I BANCHI DI SCUOLA
E proprio gli studenti e i professori della 3^B e della 3^E dell'istituto comprensivo Perlasca, dove è di casa, sono entrati in consiglio comunale per dedicargli il brano Dove c'è la guerra di Dacia Maraini, confidando nel fatto «che certe vergogne non accadano più». A loro, l'ultimo Sonderkommando italiano, come intitola il libro edito da Rizzoli, ha confidato: «Accolgo con il cuore questa cittadinanza, perché in questo paese perfino i più piccoli hanno espresso la loro sensibilità verso quello che ho sofferto e ancora sento. Io che nella vita ho conosciuto le belve, qui trovo gente che mi fa provare una bella sensazione di vita».
Così, nell'oramai sua Maserà, il riconoscimento era già stato chiesto per due volte dalla mozione del consigliere Remo Medici, alla quale si sono via via uniti tutti gli schieramenti in maniera trasversale. Trasversale è stata poi la standing ovation in consiglio, nell'abbraccio delle bandiere delle associazioni del territorio, in un'insolita festa che condurrà Vanzini al centenario. Per lui che racconta di avere visto Hitler, di essersi trovato due volte di fronte al plotone d'esecuzione, di avere assistito alle più barbare uccisioni a sangue freddo, di avere lavorato nei forni crematori e di avere raggiunto poco più di 30 chili, i mesi che lo separano dai 100 anni sembrano una passeggiata. Come lo è stato il ritorno a Dachau, 71 anni dopo, tra giovani tedeschi che lo abbracciavano chiedendogli scusa per il loro popolo. «Non era certo colpa dei loro nonni perdona Vanzini anche loro avevano paura delle SS. Sarebbero stati ammazzati se ci avessero aiutato». Di quel passato atroce resta una persona che non ha più voglia di parlare di odio, anche di fronte a chi ha simpatie revisioniste, anche in un paese in cui la consigliera pentastellata Elena Coppola ricorda non essere ancora stata rimossa la cittadinanza onoraria al Duce. Enrico Vanzini il male lo ha già visto, ora vuole vedere solo il buono delle cose e diffonderlo. Anche nella sua Maserà.
Iris Rocca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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