Certificati falsi, indagati sette bidelli

Mercoledì 4 Settembre 2019
Certificati falsi, indagati sette bidelli

L'INCHIESTA
PADOVA Autocertificazioni fasulle per ottenere un posto di lavoro negli istituti scolastici padovani. Il malcostume affiorato in altre province venete non ha risparmiato neppure la città del Santo. Sono infatti sette i fascicoli aperti dalla Procura della Repubblica su operatori scolastici e dipendenti amministrativi che avrebbero fatto carte false per entrare in graduatoria e poi essere assunti. Il sostituto procuratore Silvia Golin ha indagato sette lavoratori, in servizio in quattro diverse scuole cittadine, tutti provenienti dalla Campania. Sono accusati di falso ideologico e materiale, e truffa ai danni dello Stato. Ma non è escluso che il numero dei bidelli sotto inchiesta aumenti nelle prossime settimane: sono infatti in corso accertamenti da parte degli investigatori della squadra di polizia giudiziaria della Procura.
LE VERIFICHE
Quando scoppiò lo scandalo in Veneto nel febbraio scorso l'Ufficio scolastico provinciale ordinò a tutti i dirigenti degli istituti di ogni ordine e grado un'accurata verifica dei titoli in possesso dei lavoratori assunti da poco. Con l'obiettivo di stanare chi aveva prodotto certificazioni false. Sette fin qui i procedimenti penali aperti sulla scorta delle segnalazioni trasmesse dagli istituti scolastici. Sarebbero finora quattro le scuole costrette a fare i conti con personale in possesso di titoli falsi. Tra queste l'istituto tecnico industriale Severi, con sede a Mortise. Ma si tratta evidentemente solo dei primi casi. L'indagine amministrativa dell'Ufficio scolastico regionale e provinciale aveva infatti individuato una trentina di posizioni sospette. Il provveditore Roberto Natale aveva ordinato accurati controlli sui fascicoli del personale Ata assunto all'inizio del precedente anno scolastico, allo scopo di verificare la veridicità dei titoli dichiarati. Era emerso che una ventina tra collaboratori e assistenti avevano presentato titoli falsi conseguiti in scuole-diplomifici del Sud. Per tutti questi lavoratori erano state immediatamente avviate le procedure di licenziamento, anche per evitare ulteriori richieste di iscrizione alle graduatorie per gli anni successivi.
Per ottenere un punteggio più alto in graduatoria, un'altra decina di bidelli e impiegati aveva dichiarato di aver operato per diversi anni in scuole paritarie, sempre del Sud. Il successivo incrocio tra i dati in possesso delle scuole e quelli forniti dall'Inps aveva messo a nudo diverse discrepanze: è stato così possibile accertare il mancato versamento dei contributi previdenziali. É proprio quello degli istituti paritari il nodo che dovrà essere sciolto dalla Procura: chi ha presentato certificazioni emesse da istituti che non avevano alcun titolo per produrle dovrà dimostrare di non essere stato a conoscenza dell'inidoneità della scuola in questione. In caso contrario sarà chiamato a rispondere anche del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Con la conseguente richiesta di restituzione di tutti gli stipendi indebitamente percepiti.
Luca Ingegneri
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