Europee, scoppia il caso Fi Alta tensione fra Svp e Lega

Venerdì 21 Dicembre 2018

LO SCONTRO
VENEZIA Fra i Parlamenti dell'Italia e dell'Europa, il Nordest si ritrova al centro di uno scontro politico che travalica i confini nazionali, scuotendo i partiti sia al proprio interno che nelle loro alleanze. Ad intrecciarsi sono due vicende: da una parte il disegno di legge costituzionale di cui è relatore a Palazzo Madama il leghista Roberto Calderoli, che prevede la riduzione da tre a due dei senatori in Alto Adige; dall'altra l'accordo tra Forza Italia e Südtiroler Volkspartei in vista delle elezioni europee, che comporterebbe per gli azzurri la perdita di un seggio proprio nella circoscrizione nordestina. Il risultato di questa combinazione è doppiamente esplosivo: da un lato saltano le trattative Svp-Lega per la nuova Giunta provinciale di Bolzano, dall'altro scoppia il caso Fi.
IL MALUMORE AZZURRO
Ultimo in ordine di tempo è appunto il malumore azzurro. «Si rafforza la presenza del popolarismo europeo a Strasburgo», hanno esultato Silvio Berlusconi e Antonio Tajani per l'intesa annunciata mercoledì tra Fi e Svp alle Europee. Di fatto però questo patto taglierebbe fuori la forzista veneta Elisabetta Gardini, attuale capo delegazione nel Ppe, dalla corsa elettorale di fine maggio nel Nordest, circoscrizione che comprende Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. La padovana verrebbe sacrificata sul fronte della battaglia Nord-Sud che riflette la disputa tra filosalviniani e tajaniani. Indicato dagli ultimi sondaggi all'8-9% a livello nazionale, rispetto al 16,5% di cui godeva cinque anni fa, il partito di Berlusconi si aggiudicherebbe un solo seggio, anziché i due ottenuti nel 2014. E quell'unico posto, in virtù di questo nuovo apparentamento, andrebbe ai sudtirolesi. L'uscente e aspirante ricandidata Gardini ha consegnato all'Adnkronos una triste immagine ematologica: «Ritengo questo accordo, con tutto il rispetto per i colleghi dell'Svp, una donazione di sangue incomprensibile. Soprattutto considerando che la donazione viene da un partito già anemico...».
LA RABBIA ALTOATESINA
Nel frattempo dilaga la rabbia altoatesina, dopo il voto della commissione Affari Istituzionali del Senato sulla proposta di ridurre a 200 i componenti dell'emiciclo, il che comporterebbe il taglio di un terzo della rappresentanza di Bolzano. Di fronte alla protesta del bellunese-bolzanino Gianclaudio Bressa, l'ex sottosegretario del Partito Democratico rieletto l'ultima volta con Svp, il leghista Calderoli ha liquidato tutto come «una polemica ingigantita dal Pd». Ma il governatore Arno Kompatscher, leader della Südtiroler appena riconfermato anche con i voti del Carroccio, è furioso: «Non è una questione di poltrone ma di principio. Si tratta di una grave e importante violazione dello Statuto d'autonomia che può essere modificato solo coinvolgendo Bolzano e d'intesa con Vienna. Non possiamo andare avanti come se nulla fosse successo». Ha confermato Karin Kneissl, ministro austriaco degli Esteri: «Procedimenti simili, secondo una prassi consolidata, vengono presi d'intesa». Così invece non è stato e ora il possibile esecutivo Svp-Lega è in bilico.
Angela Pederiva
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