Autonomia, il giallo degli insegnanti

Venerdì 28 Dicembre 2018
LO STUDIO
VENEZIA Autonomia, il mistero della scuola. Ossia: il Veneto otterrà dallo Stato solo le competenze relative all'istruzione o anche il trasferimento del personale e cioè insegnanti, bidelli, impiegati? L'interrogativo non è di poco conto se si considera che il capitolo istruzione per il Veneto pesa la bellezza di 2,7 miliardi di euro, mentre le altre 22 materie addizionali fanno tutte assieme poco più di 218 milioni di euro. I calcoli arrivano dal Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, e a (ri)domandare alla Regione Veneto se nella trattativa con lo Stato c'è anche il personale della scuola è il capogruppo del Pd a Palazzo Ferro Fini, Stefano Fracasso: «Finora - dice l'esponente dell'opposizione - né il governatore Luca Zaia né il ministro Erika Stefani si sono sbilanciati, ma è giunto il momento che dicano cosa c'è scritto nell'intesa che entro il 15 febbraio dovrebbe essere firmata dal premier Giuseppe Conte».
LE CIFRE
Questo nuovo studio sui costi del federalismo asimmetrico (o differenziato) porta la firma di Andrea Filippetti e Fabrizio Tuzi dell'Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie Massimo Severo Giannini del Cnr ed è stato presentato in occasione dell'ultimo Rapporto del Cnel sulla finanza territoriale. I due ricercatori hanno proposto una simulazione secondo l'ipotesi che le regioni coinvolte, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ottengano autonomia in tutte le 23 materie disponibili. Per calcolarne i costi relativi, e quindi l'impatto sui bilanci regionali - hanno spiegato - la prima operazione è regionalizzare i costi propri dello Stato centrale (quindi al netto dei trasferimenti a regioni ed enti locali) delle materie che possono passare alle regioni. Per fare ciò abbiamo sommato i costi propri dello Stato previsti per il 2017 (dati Bilancio dello Stato) relativi alle 259 missioni riconducibili alle materie trasferibili. Tali costi sono stati poi regionalizzati usando come coefficiente di regionalizzazione il totale della spesa regionalizzata come indicata dal Documento di economia e finanza 2017 (si tratta dei pagamenti del bilancio dello Stato al netto degli interessi passivi e dei rimborsi di prestiti, suddivisi per regione). Il risultato è nella tabella pubblicata qui sopra, da cui appare evidente che l'istruzione scolastica rappresenta la voce più cospicua, pari a quasi 5 miliardi di euro per la Lombardia, 2,7 miliardi per il Veneto, e 2,4 miliardi per l'Emilia-Romagna. Seguono la cooperazione internazionale, la tutela dei beni culturali, la tutela dell'ambiente. Attenzione: stiamo parlano di costi storici, cioè della spesa sostenuta dallo Stato nella regione riferita alle funzioni trasferite o assegnate, dal momento che per arrivare ai fabbisogni standard ci vorrà del tempo (un anno per definirli e non più di cinque per applicarli).
L'ACCUSA
Alla luce dello studio del Cnr, il capogruppo del Pd in consiglio regionale del Veneto torna alla carica: «La competenza che fa veramente la differenza - dice Fracasso - è il trasferimento dell'intera gestione dell'istruzione, con passaggio del personale dalle dipendenze del Miur alla Regione. Senza passaggio del personale della scuola il bilancio della regione crescerebbe del 2%, con il personale del 28%. Su questo punto, come su altri, non è dato sapere se l'attuale testo in discussione lo preveda o no. Non è solo questione di soldi ma innanzitutto di merito, perché questo riguarda circa 70.000 lavoratori della scuola in Veneto: insegnanti, amministrativi, personale Ata. Più dei dipendenti della sanità». Fracasso ricorda che in Friuli, che ha competenza in materia di istruzione, il personale è rimasto dipendente dello Stato. In Trentino, invece, è passato alla Provincia autonoma, ma ci sono voluti sette anni. Fracasso dice di aver mandato una lettera a tutte le organizzazioni sindacali venete della scuola per sapere se sono informate sui contenuti della trattativa: «Neanche loro sanno nulla». Quindi ha inviato la lettera ai dirigenti scolastici perché chiedano lumi nelle sedi opportune. «Possibile - chiede Fracassso - che su una competenza che investe uno dei servizi pubblici più importanti per la società, centinaia di migliaia di alunni, le loro famiglie, i docenti, non si assicuri un dibattito pubblico? Prima si chiamano i veneti alle urne per un referendum sull'autonomia e poi si tengono segreti i contenuti della stessa. Dopo la pre-intesa firmata dal governo Gentiloni in Veneto i contenuti dell'autonomia sono diventati come i segreti di Fatima, non se ne sa nulla. Zaia non ha mai riferito in consiglio regionale».
Per inciso, lo studio del Cnr dice che il tema delle risorse finanziarie per la realizzazione del regionalismo differenziato è sopravvalutato. Un equivoco, hanno scritto i due ricercatori: «Sembra chiaro che a maggiori competenze non corrisponderebbe un aumento importante di risorse. Ben vengano le istanze di autonomia, allora, nella misura in cui sia chiaro cosa si rischia di ottenere, e cosa no». Anche se al Venetio arrivassero i 2,7 miliardi per il personale della scuola? La spesa per istruzione - recita lo studio - è costituita in larga parte da costi incomprimibili, ossia dagli stipendi e oneri per il personale.
Alda Vanzan
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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