Il libro e poi l'abbraccio: Gigi Simoni ritrova Boito

Domenica 17 Settembre 2017
Il libro e poi l'abbraccio: Gigi Simoni ritrova Boito
È l'inizio degli anni Ottanta e, a Genova (sponda genoana), un allenatore dalle idee chiare e di personalità si affida a un giovane con il fiuto per il gol. Fiuto che porterà il promettente attaccante a segnare dieci reti nel campionato di B 1980-81, concluso con l'approdo nella massima serie del Grifone. Un idillio perfetto. L'allenatore in questione era un certo Gigi Simoni. L'attaccante, il pontalpino Francesco Boito. I due si ritroveranno poi sul rettangolo verde anche il 9 giugno 1985, penultimo turno del torneo cadetto: Checco veste la maglia dell'Empoli, Simoni guida i nerazzurri toscani. Finirà 1-1, ma poco conta. Ciò che importa è che da allora, il mister e Boito non si sono mai più incontrati. Almeno fino a ieri sera.
A distanza di oltre 32 anni, il destino ha riunito le strade del tecnico e del suo bomber ai tempi genoani: di nuovo uno di fronte all'altro. Di nuovo stretti in un lungo e intenso abbraccio. Ma più che del destino, il merito è dell'Inter Club Massimo Moratti di Fener, i cui vertici hanno messo a punto una sorpresa con i fiocchi, al ristorante Tegorzo di Quero. Al momento di prendere posto a tavola, infatti, Simoni si è ritrovato al suo fianco una sedia vuota, con un punto di domanda. L'interrogativo è diventato poi esclamativo, quando è comparso Boito.
Proprio l'allenatore che regalò all'Inter la Coppa Uefa, prima della cena, aveva presentato al Centro culturale di Quero la sua biografia: Simoni si nasce-Tre vite per il calcio, scritta insieme Luca Carmignani, Luca Tronchetti e Rudi Ghedini, con prefazione del giornalista Alberto Cerruti e note del cantante Claudio Baglioni. «Il calcio è stato la mia vita - ha raccontato il tecnico originario di Crevalcore -. Ho iniziato a giocare a 15 anni e a 19 ero già professionista col Mantova. La mia carriera è durata complessivamente 62 anni: mi ritengo fortunato». Cresciuto con il mito del Grande Torino, Simoni ha l'Inter nel cuore. E l'invito del Club di Fener lo testimonia una volta di più: «La gioia di avere allenato questa squadra mi ripaga di ogni amarezza. Moratti? Una persona perbene. Ne ho avuto l'ennesima conferma quando alla presentazione del mio libro, a Milano, ha ammesso di aver sbagliato a esonerarmi. Ronaldo? Il più forte che abbia mai visto. Taribo West? Un pazzo scatenato, ma mi voleva bene. E poi Javier Zanetti: ha iniziato a correre da bambino, deve ancora smettere».
Inevitabile un tuffo nell'attualità: «La moviola in campo è uno strumento interessante, mentre ai cinesi nel calcio credo poco. Gli ingaggi? Eccessivi. Anche certi allenatori sono troppo pagati. E il mio erede in panchina è Roberto Donadoni».