"Assolto" il ponte di Calatrava

Mercoledì 18 Marzo 2015
Nessun responsabile per il vertiginoso aumento dei costi per la realizzazione del quarto ponte sul canal Grande di Venezia, passati da 6,7 a 11,6 milioni. Lo ha deciso la Corte dei Conti, che ieri ha depositato una corposa sentenza (sono esattamente 400 pagine) con la quale assolve dalle accuse di danno erariale sia il progettista valenciano Santiago Calatrava che i tecnici del Comune che si sono avvicendati negli anni nel ruolo di responsabile del procedimento. L'ingegner Roberto Casarin, direttore dei lavori dal 2016 alla fine, è stato prosciolto per un difetto procedurale (omessa audizione), mentre sono stati assolti nel merito Calatrava nonché gli ingegneri del Comune Roberto Scibilia e Salvatore Vento. Complessivamente la Procura regionale aveva chiesto la condanna per danno erariale per 3 milioni e 800mila euro. Invece, dopo questo processo che ha prodotto una lunga serie di perizie, il Comune dovrà rinunciare al risarcimento del danno e anche pagare le spese legali per i suoi dirigenti (12mila euro a Vento, 10mila 925 a Scibilia) e anche a Calatrava il quale è sì un libero professionista, ma era stato ritenuto imputabile con un ruolo analogo a quello di direttore dei lavori. E sono altri 12mila 650 euro.
«Si respinge in pieno la tesi dell'errore progettuale - commenta l'avvocato Vittorio Domenichelli, difensore di Vento - di cui i tecnici del Comune non si sarebbero accorti. In realtà i funzionari hanno fatto tutto ciò che dovevano fare».
L'accusa sosteneva che gli errori progettuali avrebbero portato ad un numero infinito di varianti in corso d'opera e alla lievitazione dei costi e anche dei tempi (2.052 giorni invece di 456).
"Le risultanze istruttorie - si legge nella sentenza - pongono in evidenza che le lavorazioni aggiuntive, correlate alle varianti in questione, sono riconducibili a circostanze non prevedibili e a finalità migliorative, quindi non a errori e a carenze progettuali".
Il collegio ha infatti ritenuto "prive di valore probatorio" le consulenze tecniche presentate dall'accusa a cura di Gianfranco Roccatagliata, Paolo Leggeri e Massimo Majowiecki, che evidenziavano proprio l'ipotesi dell'errore.
Anche la previsione dei cedimenti e dei relativi aggiustamenti "non può essere considerata un errore... perché non esisteva un'alternativa progettuale che risultasse preferibile al progetto realizzato".
La manutenzione continua e costosa dei gradini in vetro è un tema dolente. Per la Corte, la frequenza e la sostituzione dei gradini "meglio sarebbero da ricondurre a un non corretto uso della struttura determinato ad esempio dalla circolazione con trascinamento di carretti".
In definitiva, un'opera "complessa e soggetta a oscillazioni che non risultano essere state sottovalutate né in sede di progettazione né in fase di esecuzione".
Per nulla soddisfatto il Procuratore regionale Carmine Scarano: «Impugnerò sicuramente la sentenza, ci sono ampi margini perché la Procura possa ottenere una vittoria in sede di secondo grado».
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