IL PROGETTO
UDINE Grandi dei e sovrani scolpiti nella roccia lungo un imponente

Giovedì 12 Dicembre 2019

IL PROGETTO
UDINE Grandi dei e sovrani scolpiti nella roccia lungo un imponente canale d'irrigazione sono l'ultimo risultato delle ricerche della missione archeologica dell'Università di Udine e della Direzione delle Antichità di Duhok guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi e dal dottor Hasan Ahmed Qasim in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica che l'ha caratterizzata fino ad anni recenti. Il progetto è sostenuto dal governo regionale del Kurdistan-Iraq, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ministero dell'Istruzione, università e ricerca, Regione («La Regione sostiene l'Università di Udine nel percorso di scoperta delle radici della nostra civiltà» ha ricordato l'assessore regionale alla Ricerca e Università, Alessia Rosolen), Fondazione Friuli, ArcheoCrowd e Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
LA MISSIONE
Fra settembre e ottobre scorso, la missione congiunta italo-curda ha effettuato una straordinaria scoperta nel sito archeologico di Faida (20 chilometri a sud della città di Duhok, Kurdistan iracheno settentrionale). Gli archeologi hanno individuato dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti nella roccia lungo un antico canale d'irrigazione di quasi 7 chilometri, probabilmente scavato per volontà del sovrano assiro Sargon (720-705 a.C.) e oggi quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall'erosione del fianco della collina. Lungo il canale, il sovrano assiro fece scolpire grandi pannelli di quasi 5 metri di larghezza e 2 di altezza rappresentanti il sovrano assiro ai due lati di una serie di divinità sopra i loro animali simbolo. Già nel 1972 Julian Reade, un archeologo inglese del British Museum, aveva individuato l'ubicazione di tre bassorilievi sepolti lungo il canale, senza però poterli portare alla luce a causa dell'instabilità politica e militare (era in atto lo scontro fra i Peshmerga curdi e l'esercito del regime baathista). Nell'agosto del 2012, durante la ricognizione archeologica condotta dal Land of Nineveh Archaeological Project dell'Università di Udine diretto da Morandi Bonacossi, gli archeologi italiani hanno individuato sei nuovi rilievi. A sette anni di distanza, i rilievi rupestri assiri di Faida sono stati finalmente portati alla luce. I rilievi rupestri assiri sono monumenti estremamente rari: gli ultimi scoperti in Iraq, infatti, furono identificati quasi due secoli fa, nel 1845, dal Console francese a Mosul, Simon Rouet, che scoprì i rilievi di Khinis e Maltai.
I dieci bassorilievi portati ora alla luce a Faida ritraggono il sovrano assiro rappresentato due volte, alle estremità di ogni pannello, al cospetto delle statue di sette divinità su dei piedistalli posti sul dorso di animali. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, su un trono sorretto da un leone, il dio della luna, Sin, su un leone con corna, il dio della sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del sole, Shamash, su un cavallo, il dio della tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell'amore e della guerra su un leone. Ma il complesso si trova in uno scenario post-bellico, fortemente minacciato dal vandalismo, scavi clandestini e dall'espansione del vicino villaggio che lo hanno già gravemente danneggiato. Negli anni fra la nascita dello Stato Islamico come auto-proclamata entità statale nel 2014 e la sua sconfitta nel 2017, inoltre, i rilievi di Faida si sono trovati a soli 25 chilometri dalla linea del fronte. Il progetto congiunto italo-curdo è un intervento di salvataggio, che mira non solo a portare alla luce i rilievi (dieci sono già stati scavati ma ce ne sono molti altri), ma anche a documentarli e restaurarli. Sarà creato un parco archeologico dei rilievi assiri di Faida.

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