Manovra, Conte si chiama fuori dalla rissa: trattino i partiti ma saldi invariati

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Manovra, Conte si chiama fuori dalla rissa: trattino i partiti ma saldi invariati

di Marco Conti

ROMA Adesso che la manovra di bilancio è in Parlamento toccherà ai partiti difendere le misure dall'assalto dell'opposizione e dal possibile fuoco amico. Al netto delle possibili modifiche che il governo si è impegnato a fare su auto aziendali e plastica monouso, per Giuseppe Conte il governo giallorosso è riuscito laddove il precedente esecutivo non sarebbe arrivato.

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L'ATTUALE
Lo schema delle misure immaginate dal precedente ministro dell'Economia Giovanni Tria, Conte le conserva ancora in un cassetto e ogni tanto le guarda per consolarsi rispetto a ciò che è riuscito a fare anche grazie ai margini di flessibilità concessi da Bruxelles. Eppure l'attuale maggioranza ha disseminato la manovra di distinguo e trappole che rischiano di trasformare in un Vietnam il percorso parlamentare. Se non fosse che per ogni possibile modifica di spesa deve essere indicata adeguata copertura. Da giorni Pd e M5S fanno quadrato sul premier e difendono l'impianto della manovra ricordando i numerosi vertici che ci sono stati a palazzo Chigi per arrivare ad un'intesa. Completato il lavoro, con la consegna del complesso articolato a Palazzo Madama, palazzo Chigi considera chiusa la fase forse più complessa. Spetta ora ai gruppi di maggioranza, prima in Commissione e poi in Aula, difendere le misure, con il governo che si riserva la sintesi finale che prenderà forma con un maxi emendamento che assesterà provvedimenti e saldi.
Il più che probabile rinvio di un anno dell'aumento delle tasse per le auto aziendali e per la plastica monouso rischia di finire sul conto del Pd sotto forma di ulteriore slittamento dell'entrate in vigore del taglio del cuneo fiscale, anche se il ministro Gualtieri tenterà di contenere il danno, magari aumentando ancora un po' il deficit. E che la battaglia nelle commissioni di palazzo Madama non si annunci facile lo confermano i numeri, oltre che la presidenza del leghista Bagnai della Commissione Finanze, mentre il grillino Pesco guida la Commissione Bilancio. In quest'ultima i due senatori renziani potrebbero risultare decisivi, salvo però dover convincere l'opposizione - Lega in testa - a votare per la cancellazione di Quota100. Le rassicurazioni arrivate da M5S, Pd e Leu, pronti a fare muro agli assalti dei renziani, tranquillizzano il presidente del Consiglio che da qualche giorno ha smesso di replicare agli affondi di IV tornando ad assumere il ruolo super partes in parte disperso in occasione del voto in Umbria.

L'avvicinarsi del voto in Emilia Romagna dovrebbe spingere la maggioranza ad evitare un mese di risse. Conte ne è convinto, ma - dopo l'esperienza umbra - lascia che siano i partiti a trarre le conseguenze. Anche perché una sconfitta in Emilia Romagna farebbe esplodere il Pd e metterebbe in serio rischio il governo. E' per questo che a palazzo Chigi si comprende poco la «terza via» di Di Maio e lo scontro a sinistra tra Pd e IV. Non potendo, ma soprattutto non volendo, condizionare le scelte dei partiti, Conte si rimette alle loro valutazioni anche se ieri non son passate inosservate le affermazioni del senatore grillino Paragone che, in tv, ha fatto lo stesso ragionamento di Renzi distinguendo tra la durata della legislatura, certa, e quella dell'esecutivo Conte, a giudizio di Paragone molto meno probabile. L'esistenza di una pattuglia di grillini nostalgici dell'intesa con la Lega, non è una novità, ma se si salda alla ricerca della terza via di Di Maio rischia di diventare un problema.
La discesa in campo del ministro Gualtieri, che ieri al Tg3 ha difeso la manovra, conferma l'asse Pd-M5S. E dietro al Conte silente, che non replica alle quotidiane punzecchiature di Matteo Renzi, si scorge la regia di Dario Franceschini che ben conosce le tattiche dell'ex compagno di partito.
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Lunedì 4 Novembre 2019, 00:42






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