Veneto Banca, il pm: «Lo Stato ha fallito»

Martedì 26 Ottobre 2021
Veneto Banca, il pm: «Lo Stato ha fallito»

IL PROCESSO
TREVISO «Mi voglio fare interrogare per poter replicare alle tante falsità che ho sentito». Vincenzo Consoli è più combattivo che mai. Come ogni lunedì siede accanto al suo avvocato Ermenegildo Costabile durante le udienze del processo Veneto Banca. Non si perde una deposizione, prende nota, ascolta tutto e tutti con aria assorta. Ma dentro ribolle. E ieri, nella pausa di un'udienza dove sono sfilati i testimoni chiamati dalla difesa come l'ex componente del consiglio d'amministrazione Francesco Biasia, che ha detto di «non ricordare» di aver mai parlato con Consoli della vendita di azioni della Banca, ha voluto togliersi qualche sassolino. «Vorrei essere chiamato a deporre - spiega - anche se il mio avvocato dice che non è il momento. Avrei tante cose da dire per rispondere alle falsità che sento». Il riferimento non è tanto ai testi che, da settimane, vengono sentiti e interrogati da giudice, procuratore e avvocati. Anzi. Riguardo ai testimoni dice: «Se toglie gli ispettori di Banca d'Italia, chi è che ha sfilato?», come a dire che le uniche accuse contro di lui sono arrivate dall'ente controllore e non da chi materialmente operava nella Banca. È il contorno che lo disturba. Il rincorrersi di voci e ricostruzioni che lui ritiene fantasiose e non veritiere. E adesso vorrebbe dire la sua davanti al giudice.
LA SVOLTA
In attesa che Consoli possa veramente intervenire nel processo, lui e il suo staff di avvocati stanno per incassare un primo successo, anche se nessuno esulta: da oggi l'accusa di aggiotaggio per l'ex amministratore delegato di Veneto Banca cade in prescrizione. Restano ancora quelle di ostacolo alla vigilanza e di falso in prospetto che, però, andrà in prescrizione il prossimo 25 dicembre. Ma Costabile non ritiene di aver raggiunto un traguardo: «Tra i miei parametri non c'è l'asticella che dice quando si consuma un'accusa - osserva -. Ci sono altri parametri, come i testimoni da portare. E mi pare che stiamo portando a deporre tutte le posizioni bancarie succedutesi nel tempo. E tutte quante dicono che lavoravano in totale autonomia. Quindi questa figura del Dominus che si è inventato il signor pubblico ministero deve essere dimostrata. Lui non l'ha fatto se non per bocca di quelli di Banca d'Italia, che risponderanno per quello che hanno detto. Per quanto riguarda la prescrizione, non mi accontento. L'articolo 129 del codice di Procedura penale dice che, nell'ambito della prescrizione di un reato, il giudice ha l'obbligo di pronunciare un'assoluzione nel merito se negli atti risulta la prova dell'innocenza. Quindi della prescrizione non mi accontento».
LO SFOGO
Di prescrizione parla, ma con toni del tutto diversi, anche il pubblico ministero Massimo De Bortoli, l'anima dell'inchiesta su Veneto Banca. Il suo è uno sfogo in piena regola riassumibile così: se non si riuscirà a processare Consoli per aggiotaggio il motivo andrà cercato nella penuria di risorse di una Procura a corto di uomini e mezzi. E parla di «fallimento dello Stato». Alla domanda si poteva fare prima?, risponde con una nota di amarezza: «Se avessimo avuto più risorse, si poteva fare prima; se io, per più di un anno, non avessi dovuto fare il procuratore facente funzioni, si poteva fare prima; se avessimo avuto più personale amministrativo, più magistrati, si poteva fare prima. Ma se mancano le risorse è evidente che questi sono i tempi. Poi c'è stato il disguido del processo andato e tornato da Roma. È un fallimento dello Stato». Poi l'analisi: «Siamo dieci sostituti su 13, non abbiamo il procuratore, abbiamo carenza di personale amministrativo e carenze di personale di polizia giudiziaria. Siamo un tribunale piccolo, anche come giudici: di penali ce ne sono troppo pochi e più di così non possono fare. Per poter svolgere questo processo, hanno rinviato udienze al 2023. Questa è la situazione. A febbraio avevo chiesto la copertura di due posti da sostituto, non ho avuto risposta. Dovevamo avere di diritto anche un procuratore aggiunto che invece, all'ultimo momento, il ministero ha dato a Venezia che adesso ne ha tre e noi nemmeno uno. Siamo stati bistrattati».
Paolo Calia
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