Unicredit-Mps, trattativa in bilico: «Troppe distanze»

Sabato 23 Ottobre 2021

Al palo la trattativa Unicredit-Tesoro su Montepaschi e a pochi giorni dalla scadenza (27 ottobre giorno del cda per la trimestrale) posta da Andrea Orcel per trovare una soluzione, prende quota l'ipotesi che il deal salti. Con il Mef, azionista al 64% di Rocca Salimbeni, che sarebbe costretto a varare il piano B che presuppone una proroga da negoziare con Bruxelles rispetto al termine di fine 2021 per privatizzare l'istituto: interlocuzioni sono in corso. «Non riesco a rispondere, perché non lo so», è stata la risposta ieri di Mario Draghi alla domanda se abbia contezza di una soluzione a breve sul dossier. Il premier ha messo la gestione nelle mani del ministro Daniele Franco che conosce bene e ne apprezza le capacità per il suo passato ai vertici di Bankitalia: per questo se ne tiene fuori.
Resta il fatto che tra Unicredit e Mef c'è distanza sulle modalità dell'operazione. Orcel interpreta il perimetro selezionato di cui alla lettera di intenti del 29 luglio come uno spezzatino di Mps che esclude le società prodotto (tranne Widiba), gli Npl, i rischi, 300 filiali, 7 mila esuberi e con maggiore copertura dei coverage sui crediti in bilico in un'operazione dove il venditore per garantire la neutralità di impatto sul capitale dell'istituto milanese pro-forma dovrebbe versare fino a 7 miliardi in un aumento di capitale del ramo d'azienda destinato a Unicredit. La richiesta iniziale era partita da quota 9 miliardi. «Abbiamo sempre rimarcato di voler fare un'operazione di mercato», dicono da Unicredit. Dal Tesoro si fa notare che il perimetro oggetto di quel preaccordo tiene conto di tutto il gruppo senese, eccetto sofferenze, rischi e sportelli in eccedenza secondo l'Antitrust.

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