Così la frenata di Berlino contagia l'Italia tra i due Paesi 128 miliardi di interscambio

Giovedì 15 Agosto 2019
IL FOCUS
ROMA Cari, irrinunciabili, amici nemici. I rapporti tra italiani e tedeschi oscillano tra amore e odio. Ma al momento di fare i conti, ti accorgi che Roma non può fare a meno di Berlino. Tanto da doversi augurare salute eterna per la sua economia. Per dare un'idea della situazione, il volume dell'interscambio commerciale tra Italia e Germania ha registrato un ulteriore aumento nel 2018 raggiungendo il massimo storico di 128,4 miliardi di euro (+5,4% rispetto al 2017).
I NUMERI
Secondo i dati Istat, lo scorso anno le esportazioni italiane verso la Germania hanno toccato quota 58,1 miliardi di euro (+3,8% rispetto al 2017) mentre il valore delle importazioni si è attestato a 70,3 miliardi di euro (+6,8% rispetto al 2017). La Germania ha confermato così la posizione di primo partner commerciale per l'Italia consolidando anche il netto distacco dal secondo posto, occupato dalla Francia con 85 miliardi di euro.
Tra i partner della Germania, l'Italia guadagna la quinta posizione scavalcando il Regno Unito e facendo anche registrare uno dei più alti tassi di crescita del volume di interscambio.
A livello territoriale, è il Nord a vantare i rapporti più consolidati: le regioni settentrionali (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in testa) e i Land più industrializzati (Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia) hanno legami solidi e il pilastro della partnership commerciale italo-tedesca è la produzione industriale.
I FLUSSI
I flussi principali riguardano i settori dei macchinari, dell'automotive, del chimico-farmaceutico e dell'elettronica. Con l'unica eccezione del volume di export registrato dall'automotive tedesco, in questi ambiti le esportazioni di Italia e Germania sono cresciute nell'ultimo anno e la corrispondenza tra i principali settori di export dei due Paesi conferma l'esistenza di un legame di co-produzione e interconnessione.
C'è da scommettere che l'asse Italia-Germania supererà, come già accaduto in passato, le flessioni della produzione industriale ma la collaborazione non può essere data per scontata e lo sviluppo futuro dell'interscambio dipende da due ordini di fattori. Su un versante occorre rimanere ancorati. Dall'altro lato, a livello delle singole imprese, sono necessari investimenti nella formazione del personale, al fine di riallinearne le competenze ai paradigmi del 4.0.
Su questo fronte sono già impegnati colossi della componentistica italiana come (Brembo, Magneti Marelli e Sogefi).
Michele Di Branco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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