FOTOGRAFIA
Era tutto pronto, l'8 marzo del 2020, per l'inaugurazione della mostra

Venerdì 23 Luglio 2021
FOTOGRAFIA Era tutto pronto, l'8 marzo del 2020, per l'inaugurazione della mostra

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Era tutto pronto, l'8 marzo del 2020, per l'inaugurazione della mostra di Elio Ciol Libya Infelix, nell'ambito di Dedica a Hisham Matar. Era pronto anche il catalogo, già stampato, ma il festival e con esso la mostra furono fra le prime vittime del Covid-19. Poi l'associazione Thesis - che di Dedica è l'organizzatrice - ha in qualche modo recuperato parte del programma, utilizzando i collegamenti in rete per far incontrare l'autore libico con il pubblico e per farlo partecipare ai vari incontri. Più recentemente è stata proposta, in presenza, la lettura scenica in forma di concerto di Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro, romanzo che gli ha fatto conquistatre il Premio Pulitzer, con la partecipazione dell'attore Michele Riondino e del compositore Theo Teardo.
FOTO IN BIBLIOTECA
Ora, a concludere il ciclo di questa edizione di Dedica così profondamente penalizzata, arriva anche la mostra di Ciol, allestita nella sala esposizioni della Biblioteca civica di Pordenone (fino al 4 settembre, dal lunedì al sabato, 10-13 e 15-18.30; ingresso libero, consigliata la prenotazione a biblioteca@comune.pordenone.it, tel. 0434.392970), nella quale il maestro di Casarsa propone le bellezze e ricchezze archeologiche della Libia. Ma perché questo titolo Libya Infelix? Il sottotitolo Antiche rovine su cui costruire una nuova storia può già essere una spiegazione e, comunque, dà un senso al collegamento con l'opera letteraria di Hisham Matar. Un ulteriore significato viene svelato da quanto scrive il curatore della mostra e del catalogo, Angelo Bertani: «La passeggiata archeologica che Ciol ci invita a fare con lui è un'esortazione a confrontarci con le rovine della storia e, dunque, con le tracce ineludibili del tempo, per trarne motivo di pacata, ma inevitabile meditazione per il presente». Dalle immagini di Ciol si percepisce la sua volontà di non fermarsi alla superficie di quelle rovine, bensì di offrire, a chi guarda, qualcosa di più profondo. Con l'uso sapiente del bianco e nero e della luce, il maestro dà unità alla visione.
COME UNA FENICE
Anche se è inevitabile che queste fotografie - passeggiando per Leptis Magna, Cirene, Sabratha e altre località - indugino sul reperto, sul frammento: per Ciol, infatti, esso «assume spiega Bertani il valore di una riflessione sulla vanitas, sulla caducità delle costruzioni umane, sullo scorrere del tempo, ma lo fa con una consapevolezza visuale contemporanea». E, lo stratificarsi del tempo, diventa evidente ed emblematico nelle foto scattate a Tripoli, nelle quali si vedono vicini l'antico e il moderno. Un modo per dire che la Libia in macerie di oggi rinascerà quando le diverse culture sapranno convivere e armonizzarsi. Anni fa abbiamo avuto la ventura di visitare la Libia, immediatamente prima che la primavera araba sconvolgesse quel mondo: le emozioni vissute allora, vistando quei siti, le riviviamo ora, ammirando le foto di Elio Ciol.
Nico Nanni
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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