Concessioni, stop al 2023: gli operatori non ci stanno

Giovedì 11 Novembre 2021
Concessioni, stop al 2023: gli operatori non ci stanno

IL CASO
«Lo voglio proprio vedere un nuovo concessionario, ripartire da zero, davanti alla mia proprietà». Gino Saporetti dell'omonimo lido e ristorante di Torre Paola, sul lungomare di Sabaudia, commenta duramente la sentenza del Consiglio di Stato che ha cancellato l'estensione delle concessioni demaniali fino al 2033, prevista dalla legge 145/2018. Un'estensione generalizzata, considerata contraria al diritto europeo garante della pubblica evidenza. Lo stesso pronunciamento, emesso l'altro ieri all'esito di adunanza plenaria del 20 ottobre scorso, ha concesso altri due anni di vita, fino al 31 dicembre 2023, ai titoli concessori attualmente in essere «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni». Dunque, tempo due anni per procedere a nuove assegnazioni attraverso bandi europei.
GLI IMPRENDITORI
La famiglia Saporetti è stata pioniera delle attività balneari di Sabaudia. Nell'angolo più suggestivo delle mitiche dune, all'ombra del promontorio del Circeo, dal 1958 si è sempre distinta con servizi esclusivi e clientela d'eccezione. «Non c'era nulla, solo la sabbia - racconta Gino - La mia famiglia ha fatto una serie di investimenti. Alle spalle dell'area in concessione abbiamo una proprietà privata che è del tutto funzionale all'attività balneare. Adesso, qualcuno dovrebbe spiegarmi come farebbe un altro imprenditore ad avviare un'attività senza poter beneficiare della mia proprietà. La verità è che la Bolkestein contiene principi bellissimi, ma nella realtà inapplicabili». «Prevedo una marea di ricorsi conclude Saporetti -; questa sentenza dà lavoro solo agli avvocati». La Bolkestein riaccende sul litorale pontino una polemica mai superata. «Le concessioni demaniali marittime non dovevano rientrare nella normativa europea, come chiarito dallo stesso Frits Bolkestein, attacca Vincenzo Cerasoli, ex sindaco di San Felice Circeo e il titolare dello stabilimento balneare La bussola, storico lido di uno dei centri rivieraschi più ambiti del Lazio. Bolkestein ha spiegato afferma - che non siamo affittuari di un servizio ma di un bene. Ma è andato tutto al contrario. Ora aspettiamo di conoscere chi e come deve fare i bandi. Sarà il Demanio? Saranno i Comuni? La scadenza del 2033 non esiste più. Il Consiglio di Stato era legittimato a prevedere una scadenza diversa?».
I SINDACATI
L'interrogativo sollevato da Cerasoli fa eco alle perplessità evidenziate da Mario Gangi, che oltre ad essere il referente del Sindacato italiano balneari per la provincia di Latina è anche il titolare a Sabaudia del lido Dove inizia il mare (ex Caravella): «Questa sentenza è assurda sbotta - è assurdo che il Consiglio di Stato dichiari illegittima una scadenza generalizzata e ne fissi un'altra; è assurdo che indichi al legislatore come fare una legge; è assurdo che non si tenga conto del periodo di crisi dovuto al Covid da cui veniamo». «Ci sono operatori balneari ha aggiunto Giorgio Riciniello presidente Associazione stabilimenti balneari di Gaeta - che hanno investito somme cospicue per migliorare strutture e servizi. Saranno lasciati al loro destino? Ci sono ancora ampi tratti liberi di arenile, perché non utilizzare tali opportunità invece di mandare all'aria il lavoro e le speranze di chi si è sacrificato per rendere più bello e più accogliente il litorale?». Parole di fuoco anche da parte di Massimo Perin, referente dell'Assobalneari, con stabilimenti a Nettuno e a Latina. «L'unico dato certo in questa situazione commenta è che i magistrati del Consiglio di Stato hanno prevaricato sulla politica e sul potere legislativo: viva l'Italia. Come è noto a Latina le concessioni erano state estese a 12 mesi, anziché a 15 anni, fino alla fine di dicembre 2021. Abbiamo presentato ricorso al Tar e il Tar si dovrà pronunciare. Vediamo. Mi auguro che Draghi dia seguito a quel ci penso io' di poco tempo fa». Gianfilippo Di Russo, portavoce Cna Balneari Latina, afferma che la provincia pontina è tra le prime dieci in Italia per numero d'imprese nel settore strategico. «La Riforma del Demanio è urgente dichiara - e deve trovare il giusto equilibrio tra i principi della concorrenza e la doverosa tutela degli investimenti e degli interessi dei concessionari. Con la sentenza le imprese balneari rischiano di essere messe in liquidazione».
Rita Cammarone
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