Violenza sessuale dopo la baldoria: imputato assolto

Giovedì 11 Febbraio 2021
Violenza sessuale dopo la baldoria: imputato assolto

CIBIANA DI CADORE
Assolto da tutte le accuse perché il fatto non sussiste. Nessun dubbio da parte del giudice, in composizione collegiale, riguardo all'innocenza di L.Z., 58enne di Cibiana, imputato di violenza sessuale e lesioni e difeso dall'avvocato Anna Casciarri. La testimonianza della presunta vittima, una donna del centro-America (avvocato Alfrida Bearzotti), è stata contraddittoria e confusa. E quindi fondamentale per avere un'idea di quanto accaduto la sera del 7 novembre 2018 e per valutare l'attendibilità della parte offesa. È presto per svelare le motivazioni del giudice, ma l'infondatezza delle accuse è emersa in modo chiaro fin dall'inizio.
«È entrato in bagno all'improvviso, mi ha messo le mani nelle mutande e strizzato le parti intime». Erano state queste le parole che la 51enne del Costa Rica, in Italia dal 2017, aveva pronunciato davanti ai giudici per spiegare la violenza sessuale che diceva di aver subito.
LA SERATA AL BAR
Ma occorre fare un passo indietro. La serata iniziò in un bar di Cibiana dove i due, all'epoca soltanto conoscenti, si erano incontrati davanti a un tavolo da biliardo insieme a tre amici in comune. Prima di lasciare il locale, si scolarono tre bottiglie e mezzo di vino rosso e due bicchierini di grappa. Insomma, c'era un clima di festa. Decisero di spostarsi tutti a casa del 58enne e si continuò a bere: rhum, birra ma anche vino. Pochi minuti dopo si sarebbero consumati la violenza sessuale in bagno e le percosse (entrambi, a parere del giudice, inventati): «Mi ha presa per i capelli e sbattuto la testa contro il muro. Quando sono caduta a terra mi ha tirato dei calci. Poi mi ha buttato fuori di casa facendomi ruzzolare per i gradini». Testimonianza imprecisa e contraddittoria. Pur essendoci altre persone in casa, nessuno decise di aiutarla: come mai? L'appartamento dell'uomo, inoltre, si trova al piano terra e non ci sono scalini. E poi il referto dei medici in cui non si parla di ferite alla testa ma solo alle gambe.
QUERELA TARDIVA
Infine, la violenza sessuale emersa a distanza di (troppo) tempo in Questura. Le contraddizioni sono state confermate ieri mattina, in Tribunale a Belluno, anche dai testi della difesa e dall'imputato. «Quella sera ha detto il 58enne cadorino la signora è impazzita: ha rotto bicchieri, lanciato bottiglie, insultato tutti i presenti». Stando al suo racconto, la situazione precipitò quando il fratello dell'imputato, che vive al piano di sopra, scese per chiedergli di non urlare e di abbassare la musica. A quel punto, sarebbe scoppiato il finimondo tanto che il padrone di casa si trovò costretto a buttare la donna fuori di casa: «Era ingestibile e l'ho accompagnata fuori. Non l'ho toccata nelle parti intime e non l'ho picchiata».
I TESTIMONI
E le lesioni trovate sul corpo della donna dai medici del Pronto soccorso? Il mistero è stato svelato dai vicini di casa: «Abbiamo sentito delle urla e ci siamo svegliati hanno confessato ieri mattina ai giudici Dopo aver acceso le luci, abbiamo guardato fuori dalla finestra e abbiamo visto una donna ubriaca che sparlava. Non riusciva a stare in piedi ed è caduta da sola diverse volte». Poi arrivò il figlio, in auto, la portò via e calò il silenzio. L'udienza di ieri mattina è cominciata alle 9.30 ed è proseguita per diverse ore. La parte offesa era presente con il figlio. Ha assistito alle dichiarazioni degli ultimi testi e poi alla discussione.
LA PUBBLICA ACCUSA
Il pubblico ministero non ha potuto che chiedere l'assoluzione dell'imputato. E il giudice collegiale (Coniglio, Zantedeschi, Cittolin), dopo essersi ritirato in camera di consiglio, l'ha confermata.
Davide Piol
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