Terremoto-avvocati: «Inaspettato, non c'erano problemi»

Martedì 6 Agosto 2019
IL CASO
BELLUNO Dopo il terremoto che ha scosso il Consiglio dell'Ordine degli avvocati bellunesi, intervengono per la prima volta i 6 consiglieri rimasti. Un terzo di loro, tre avvocati, si erano dimessi venerdì 26 luglio e da allora per giorni era calato il silenzio sulle ragioni della rottura. Ne nacquero diverse ipotesi, in parte alimentate dal caso dell'aula negata dal Tribunale, per il giuramento di una neo-avvocatessa. E aumentò di giorno in giorno il nervosismo degli iscritti, elettori di quel consiglio solo 4 mesi fa, che vogliono sapere cosa sia accaduto di tanto grave da far scappare tre consiglieri in un colpo solo. Dopo il duro comunicato inviato alla stampa dai tre dissidenti sabato 3 agosto, in cui lamentavano la mancanza di ascolto per le loro posizioni e di collegialità, ieri agli iscritti è arrivata l'altra campana. Non alla stampa, con cui ancora il presidente Erminio Mazzucco mantiene il silenzio. Ha risposto gentilmente al telefono, ma per ora non intende dire nulla di più di quello che c'è scritto nel comunicato.
LA SPIEGAZIONE
«Il consiglio dell'Ordine - si legge nella lettera inviata agli iscritti - non ha ritenuto di intervenire sui mezzi di informazione, perché ambito non proprio e non istituzionale e, comunque per evitare polemiche, le incomprensioni e le infondate illazioni che ne sarebbero potute scaturire. Si è ritenuto doveroso e giusto che fossero i consiglieri dimissionari a esporre eventualmente, le loro ragioni per evitare interpretazioni errate e fraintendimenti». «Pur nella massima libertà di espressione del dissenso altrui il Consiglio dell'ordine degli avvocati reputa che solo una formale riunione dello stesso, convocata ad hoc, alla necessaria presenza di tutti i consiglieri in contradditorio tra loro sarebbe stata l'unica, l'istituzione più corretta, la sede per affrontare situazioni di tale portata ed interesse per l'intera categoria. Di fatto l'inaspettata e unilaterale e repentina rinuncia al mandato da parte dei colleghi non lo ha reso possibile».
LO SCONTRO
E anche dopo le dimissioni dei tre consiglieri legali alla lista di Livia Cadore presidente, che si opponeva alle elezioni a quella di Mazzucco, le due parti presentano realtà opposte nei loro comunicati. Di fronte al fatto che i dissidenti lamentavano di non essere stati ascoltati, il consiglio rimasto scrive: «Contrariamente a quanto altri affermano il consiglio dell'Ordine ha sempre operato sulla base di scelte condivise apprendendo soltanto in data 26 luglio di un'asserita mancanza di dialogo tra i componenti, peraltro mai evidenziata in precedenza. A riprova di questo ci sono tutte le delibere delle riunioni del consiglio, adottate sempre all'unanimità».
Erano rimasti fuori dal consiglio: Alberto Fascina (54 voti), Cecilia Franciosi (51), Massimiliano Paniz (46), Nicola Roni (44). Tutti e tre sono stati chiamati per subentrare ai dimissionari, ma nessuno ha ancora risposto, Se qualcuno rinunverà si procede con Enrico Gandin (39), Marzia Ianese (33), Luca Dalle Mule (26).
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