Pellet illegale maxi-sequestro, due bellunesi nei guai

Venerdì 13 Agosto 2021
Pellet illegale maxi-sequestro, due bellunesi nei guai

L'INCHIESTA
BELLUNO I finanzieri sono partiti dagli annunci su Facebook, altri sociale e su Internet: «Pellet a prezzi stracciati». E sono arrivati così a due imprenditori bellunesi furbetti che spacciavano il combustibile per prodotto certificato, quando in realtà non era così. Entrambi sono indagati per frode nell'esercizio del commercio dalla Procura di Belluno e sono stati seqeustrati 250 chili di pellet in provincia oltre a due automezzi. Massimo riserbo sull'identità dei due imprenditori, anche perché le indagini sono ancora in corso. Sono oltre 350 in totale le tonnellate di pellet non certificato non certificato, recante il logo registrato ENplus® contraffatto ovvero in assenza della relativa certificazione di qualità, sequestrate dalla guardia di finanza padovana. Un'operazione che ha smantellato un'intera filiera di commercio illegale. Tutto è partito dalla provincia di Padova.
I FURBETTI BELLUNESI
«Particolarmente significative - sottolineano i finanzieri - sono state le operazioni di perquisizione e sequestro condotte, agli inizi del mese di agosto, nei confronti di due operatori economici della provincia di Belluno, i quali, disponendo di autobotti dotate di speciali sistemi di erogazione a destino, erano dediti alla commercializzazione di pellet sfuso, asseritamente certificato ENplus®, in realtà completamente sprovvisto della relativa certificazione. Infatti, le due imprese non erano annoverate tra quelle produttrici e/o distributrici certificate dall'Associazione Italiana Energie Agroforestali, licenziataria del marchio ENplus® per l'Italia. Nella circostanza, oltre all'apposizione del vincolo reale su complessivi 250.000 chili di pellet non certificato ENplus® e alla denuncia dei rappresentanti legali delle due società bellunesi alla competente Autorità Giudiziaria per il reato di frode nell'esercizio del commercio, venivano sottoposti a sequestro due automezzi utilizzati per il trasporto della merce». Il pellet sfuso viene venduto in sacchi da 15 chili. «È fondamentale che tutte le imprese siano certificate - sottolinea il capitano Luca Micheli, Comandante della Compagnia Guardia Finanza di Cittadella - non solo perché nel momento in cui si acquista una stufa a pellet i produttori raccomandano questo tipo di prodotto affinché venga garantita la resa, ma anche perché è un ecocombustibile che viene usato in ambiente domestico e nel momento in cui non è certificato potrebbe non essere sicuro». (A.Tr.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA