Negozi sfitti: il blitz di denuncia non piace

Domenica 21 Novembre 2021
Negozi sfitti: il blitz di denuncia non piace

LA PROTESTA
BELLUNO Brutto risveglio, ieri mattina, per una sessantina di proprietari di negozi sfitti del centro storico della città. Che sulle vetrine delle loro attività si sono ritrovate disegnato un bambù, frutto della performance della street artist milanese Freak of Nature, molto attiva in Veneto, che ha scelto proprio il bambù come firma e tratto distintivo. Un gesto che ha subito provocato la reazione, fra gli altri, dell'operatore immobiliare Michele Sacchet e del presidente di Confcommercio Paolo Doglioni. A denunciare a spiegare il senso del blitz artistico, così lo chiama, è la stessa artista di strada che, scrivendo in terza persona, ha rivendicato il gesto: «Si tratta di una performance che mette sotto i riflettori l'abbandono urbano, inducendo a riflessioni sociali. La scritta sfitto', accompagnata dai segni verdi del bambù in diverse tonalità, che caratterizzano la poetica murale di Freak of Nature, non vogliono creare danno, ma indurre le persone a pensare a ciò che sta succedendo in tutte le città italiane: tanti, troppi negozi vuoti che significano perdita di identità della città, perdita di denaro e spopolamento».
A CHI GIOVA?
Parole che non trovano in nessun modo la comprensione di Sacchet il quale risponde con un post su Facebook che non paiono per niente concilianti: «A chi giova? - si chiede - A parte il fatto che la vetrina l'avevo preparata e pulita ieri sera, il fenomeno ha passato una serata in giro per la città a imbrattare vetrine di negozi sfitti. Ora vorrei davvero sapere chi sei e sapere le tue idee per la riqualificazione del centro storico di Belluno! E entro sera quello schifo lo tolgo personalmente. Torna ancora, che tempo ne ho e te lo cancello ogni volta che ci riprovi!»
I COMMERCIANTI
Un gesto condannato anche da Paolo Doglioni: «Avrà voluto porre l'attenzione sui negozi sfitti e sulla sofferenza che ciò comporta, d'accordo. Ma imbrattare e rovinare beni altrui non va mai bene». Poi però allarga il ragionamento denunciando anche i responsabili e le cause di quanto sta accadendo a Belluno: «Si tratta di un dramma che denuncio da tempo: una città non vive senza abitanti e per poter essere attrattiva deve avere dei servizi. Quai? Servono uffici di qualche tipo, perché quelli decentrati portano via la gente dal centro. Quando ero presidente della Camera di Commercio mi sono opposto allo spostamento degli uffici in zona Prade; altrettanto ho fatto in Confcommercio: è per questo che gli uffici sono ancora qui». Se poi gli si chiede cosa fare, Doglioni, che ha saputo del blitz notturno da un proprio associato - ha le idee chiare: «In un deserto pensa di trovare dei negozi? La città deve essere fatta rivivere e allora, per esempio, bisogna favorire chi ristruttura. E questo è compito dell'amministrazione che dev'essere in grado di farlo con capacità e programmazione. Perché le attività non vivono senza popolazione, senza gente». Doglioni non si ferma e fa riferimento ad una ricerca di qualche anno fa: «Una volta fra Porta Dojona e Porta Rugo c'erano 76 attività; ora sono senz'altro meno della metà. L'errore colossale è stato quello di spostare le scuole fuori Belluno che oltre a costringere i ragazzi a prendere le navette una volta arrivati in stazione, hanno svuotato il centro. E poi il nostro dramma è stata la chiusura delle caserme». Amare e ficcanti le conclusioni del presidente di Confcommercio: «Come sempre, noi giochiamo a farci del male: Bisogna fidarsi degli esperti. E qui di esperti in questi anni ne ho visti pochi. Le cose che dico io sono solo di buon senso, non serve un genio a capirle. Dobbiamo porci la domanda: quale Belluno vogliamo per il futuro? Bella ma vuota? E per fortuna c'è l'opportunità dei lavori con il bonus del 110% di cui hanno approfittato dei privati. Ma non è l'amministrazione che lo fa».
Giovanni Santin
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