L'infoibata Nella colpisce Cristicchi

Domenica 2 Novembre 2014
L'infoibata Nella colpisce Cristicchi

Nell'assemblaggio dello spettacolo Magazzino 18 non è entrata la storia della bellunese Sara De Pieri che narra della nonna paterna pontalpina infoibata quando era incinta.
Eppure quella storia, come ha raccontato Simone Cristicchi, lo ha colpito molto: «Un episodio - ha detto il cantautore - che mi emozionò molto», ma tuttavia rimasto fuori dal suo spettacolo perché fuori dal tema principale della piéce basata sull'esodo degli istriani.
Cristicchi, anche come cantautore ama le denunce. E non ha dubbi che pure il teatro può dare scossoni: «Magazzino 18 incanta, informa, stimola il pensiero, destabilizza posizioni». Sono parole sue: «Di un uomo di sinistra ossessionato da quella che fu la fuga di italiani cancellati dalla storia».
Ecco perchè - appunto per ridare vita ai cancellati dalla storia - ha voluto metterci in contatto con la signora De Pieri, ora residente a Padova. È lei ad avergli scritto, ripercorrendo la memoria. Oggi dice: «So di avere un papà e una zia rimasti orfani a 5 e 8 anni, sballottati tra parenti e amici in una difficile infanzia - afferma - orfani perchè la nonna, madre di due bimbi e in attesa del terzo, fu vittima innocente di una terrificante vendetta».
L'episodio a cui fa riferimento Sara Pieri venne già raccontato dal Gazzettino 25 anni fa (in un lungo articolo a firma Francesco Jori). «Una donna venne gettata dentro il Bus de la Lum, era mia nonna Nella, incinta, fucilata dai partigiani in Cansiglio», afferma Sara, nipote di Nella De Pieri che, il 9 settembre del 1944, aveva 36 anni e faceva l'infermiera alla Casa del Sole di Ponte nelle Alpi. Sempre a Ponte suo marito Lino era ricevitore del dazio. Lino militava nella Guardia nazionale repubblicana: «Mio nonno era fascista, fu ucciso anche lui dai partigiani, ma era in guerra - Sara capisce bene il fatto che c'era un motivo per far fuori il nonno - ma la nonna no! Era solo una madre di due bambini, era innocente».
In realtà la donna era accusata di essere una spia: «Un denuncia fatta da chi voleva vendicarsi facendo soffrire il nonno fascista», replica Sara. Nella, per questo dito puntato, aveva subito un processo e i partigiani, però, l'avevano graziata proprio per il suo stato. «Ma cambiarono idea perchè un partigiano insistette per l'esecuzione». Testimoni della vicenda, a vario titolo, furono un medico e il parroco di Cadola, don Giacomo Viezzer, che stese il certificato di morte. Anche Decimo Granzotto, primo sindaco di Belluno, seppe della vicenda che riguardava la Divisione Nannetti «tanto da riferirla alla cognata», precisa Sara. Il particolare che porta oggi alla rabbia la nipote Sara è che «la nonna incinta, fucilata, venne buttata dentro il Bus del la Lum».

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