L'incuria divora l'antico cimitero delle Belle arti

Domenica 29 Agosto 2021
L'incuria divora l'antico cimitero delle Belle arti

VAL DI ZOLDO
All'inizio della Val di Zoldo a pochi passi dalla strada che da Forno porta a Dozza, si trova un piccolo antico cimitero molto suggestivo. Dalla gente del posto è chiamato Cimitero dell'Addolorata perché sorge accanto alla bella chiesetta (forse duecentesca) della Madonna Addolorata. Attivo dal 1836 fino al 1948, è entrato a far parte dei beni tutelati dalle Belle Arti. Si tratta di un luogo magico e, insieme, di un vero e proprio archivio della memoria. E' stato recentemente annoverato tra i Luoghi del Cuore italiani da non dimenticare ed è citato nel volume Tesori d'arte nelle Chiese dell'Alto Bellunese, in Val di Zoldo. Da molti anni, tuttavia, questo luogo versa in condizioni di disastroso abbandono. Cosa fa l'Amministrazione comunale per riportarlo da uno stato dignitoso? Nulla, dicono quelli che lo visitano spesso e che portano fiori ai loro avi. La mura di pietra che lo cinge è crollata in vari punti, i numerosi ceppi degli alberi precedenti, dal diametro di un metro e mezzo, sono ancora lì, l'erba è alta, le tombe sono tutte dissestate, le lapidi cadute rotte in molti pezzi, il terreno tutto sconnesso. In questo stato di abbandono sono state recentemente piantate, in numero consistente, nuove piantine di abete fin troppo vicine tra loro. Una residente racconta, «un giorno portavo i fiori alla tomba dei miei avi quando incontro una coppia di studiosi di luoghi di questo tipo: sono rimasti colpiti dalla trascuratezza osservando che la piantumazione di nuovi abeti non sarebbe la priorità e che sarebbe meglio tenerlo come un giardino con fiori con la possibilità che il sole lo preservi dall'umidità».
Il contesto paesaggistico-ambientale in cui si trova l'antico cimitero, gli essenziali elementi architettonico-strutturali, i semplici ornamenti plastici e decorativi, i segni grafici e testuali che individuano ogni sepolcro contribuiscono, infatti, a creare nell'insieme uno spazio di originalissima bellezza. All'interno i percorsi originari, anche se confusi dal dissesto del terreno e dalla sedimentazione degli aghi di pino, permettono di individuare le lapidi più antiche, le numerose tombe di bambini (testimonianza di un'alta mortalità infantile) oltre alle uniche due cappelle familiari appartenenti alle locali famiglie notabili. Tra le lapidi si possono notare quelle degli scultori zoldani Valentino Panciera Besarèl (1829-1902) e del nipote omonimo (1880-1904); quelle dei patrioti e i combattenti per la libertà civica, come furono i difensori della Valle nel 1848. Accanto alle personalità più note, tra cui quella di mons. Giovanni Maria Cesaletti (1837-1900), arciprete di Zoldo e figura di notevole rilievo sociale. Un pagina di storia purtroppo abbandonata.
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