«Zambon mi diffama»: ora Guerra chiede 2,5 milioni

Domenica 22 Agosto 2021

IL CASO
VENEZIA Dai veleni ai milioni. Il veronese Ranieri Guerra ne chiede 2,5 al trevigiano Francesco Zambon, nonché alle emittenti Rai e La7, sostenendo di essere stato screditato dalle affermazioni rese tramite il libro Il pesce piccolo (Feltrinelli), durante le trasmissioni Report e Non è l'arena e attraverso la pagina Facebook aperta contro l'insabbiamento del rapporto sulla gestione dell'emergenza in Italia. La prima udienza è fissata per il 10 dicembre al Tribunale civile di Roma, dove l'avvocato Marco Rago solleciterà il maxi-risarcimento per la presunta attività «diffamatoria e offensiva della reputazione» del direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità. Contestazioni a cui il collegio difensivo guidato dal legale Vittore d'Acquarone intende rispondere punto su punto: «Chi ha subìto un danno, sono io», replica infatti l'ex ricercatore dell'ufficio Oms di Venezia.
LA CAUSA
La notizia della causa è stata anticipata all'agenzia Agi dal penalista Roberto De Vita, che assiste Guerra a Bergamo, dove il 68enne è indagato per l'ipotesi di false informazioni ai pm nell'ambito del fascicolo sulla strage del Covid in Val Seriana. «La reputazione professionale del mio assistito, ben salda prima di questi eventi, è stata violentemente lesa da una serie di racconti fatti ai media e da un libro che non tiene conto di quello che poi è emerso col deposito e la diffusione dei documenti contenuti nella nostra memoria di migliaia di pagine depositata alla Procura», ha spiegato De Vita. La tesi del veronese è che il testo Una sfida senza precedenti, messo online alle 17.10 del 13 maggio 2020 e improvvisamente rimosso alle 12.34 del giorno dopo, «venne tolto dal sito dell'Oms non per volontà di Guerra ma per volere di Hans Kluge (direttore europeo dell'istituzione, ndr.)», oltretutto non per nascondere il mancato aggiornamento del piano pandemico, bensì «perché dava fastidio il passaggio nel capitolo China box sulla tempistica dell'origine del virus nel Paese asiatico». Di qui il procedimento civile nei confronti di Zambon e delle due televisioni, a cui si aggiunge una querela penale depositata alla Digos per i reati di atti persecutori e minacce aggravate, in relazione ad alcuni commenti postati sui social che prendevano di mira Guerra, «attribuendogli la responsabilità della strage del Covid per non avere aggiornato il piano pandemico», con frasi come «Ti vengo a cercare» o «Devono intervenire le Brigate Rosse».
LA REAZIONE
Gli avvocati di Zambon, Rai e La7 stanno studiando la linea difensiva, che comunque sarà basata sulla corposa memoria (183 allegati di supporto e 1.532 pagine di documenti) presentata alla Procura di Bergamo, dove il trevigiano è testimone nell'inchiesta coordinata dal procuratore Antonio Chiappani e dall'aggiunto Maria Cristina Rota. «Sono tutte carte specifica l'ex dipendente dell'Oms che contengono la ricostruzione oggettiva dei fatti. È la stessa che si trova all'interno del mio libro e che ho espresso nelle trasmissioni televisive, senza mai offendere nessuno, a differenza di quello che è stato fatto a me: vorrei solo ricordare le chat in cui venivo definito somarello di Venezia e noi del gruppo venivamo chiamati gli scemi del documento di Venezia. Per questo sono molto sorpreso di venire citato in un giudizio per danni da diffamazione e non posso che ritenerlo l'ennesima ritorsione nei miei confronti. Se il dottor Guerra avesse voluto contestare qualcosa del mio operato, avrebbe potuto e dovuto farlo a suo tempo attraverso la procedura interna di compliance, come feci io salvo non ricevere alcun supporto dall'istituzione». Anche per questo Zambon ha avviato una vertenza a Ginevra. «Ma mi dispiace che tutto venga ridotto a una specie di scontro fra due persone conclude quando da parte mia non c'è nessun particolare astio. Ancora una volta si cerca di sviare l'attenzione dal vero problema che ho denunciato e cioè il tema dell'indipendenza dell'Oms».
A.Pe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA