Si apre il Consiglio europeo faro sulla posizione tedesca tra centrale-acquisti e Patto

Giovedì 21 Ottobre 2021

IL SUMMIT
BRUXELLES Consiglio europeo numero 107 per Angela Merkel, ed è ancora la cancelliera a dare le carte al vertice dei capi di Stato e di governo che comincia oggi e che si occuperà, tra gli altri temi, di caro-energia e digitale, mentre sullo sfondo prende forma la discussione sul futuro del Patto di stabilità (e pure un nuovo contrasto fra falchi e colombe). Giunta a quello che con buone probabilità sarà il suo ultimo summit come leader tedesca - mentre a Berlino procedono i negoziati sulla formazione del futuro governo a guida Spd - i riflettori sono tutti puntati su Merkel e sulla posizione della Germania sui principali dossier sul tavolo del vertice, dalla risposta congiunta all'allarme dei prezzi dell'energia, dalla proposta portata avanti da Italia, Francia e Spagna di una centrale Ue per gli acquisti e lo stoccaggio del gas - sull'esempio di quanto fatto (e con successo) con i vaccini - alle discussioni sullo stato di diritto in Polonia e Ungheria. La linea della cancelliera è quella praticata in tutti i momenti di crisi dell'Ue: mediazione e dialogo. La Germania non sembra aver sentito la crisi del gas come altri Paesi dell'Unione, e lo stesso vale per il Nord Europa, che infatti frena sulla risposta coordinata, nel timore che possa rallentare ricorso alle rinnovabili e Green Deal. Il dossier energia tiene banco da settimane nel costante dialogo tra Bruxelles e le capitali: la Commissione ha pure presentato un documento di sintesi in cui indica tutte le misure immediate che gli Stati possono mettere in campo, a livello nazionale, per alleviare la pressione dei rincari (dai voucher per le famiglie in difficoltà al taglio delle aliquote fiscali, dagli aiuti di Stato alle imprese alle dilazioni temporanee dei pagamenti delle bollette).
LA PARTITA
Ma la vera partita è a livello continentale. L'esecutivo Ue ha per ora rinviato la revisione del funzionamento del mercato del gas, aspettando il dibattito di oggi fra i leader: Bruxelles potrebbe presentare delle proposte a dicembre, ma la parola d'ordine per superare gli ostacoli dei nordici è meccanismo volontario, uno schema di scorte comuni da usare in caso di emergenza e solo con chi ci sta. Sullo sfondo della discussione ci sono anche le trattative sulla tassonomia, la proposta attesa in autunno - ma su cui Bruxelles prende tempo - che darà la patente green alle fonti di energia: gli Stati membri chiedono di allentare le maglie, per aiutarli a reagire alla crisi in atto, includendo fra le fonti sostenibili e di transizione anche il gas (posizione perorata dalla Germania, ribadita ieri da Ursula von der Leyen in Parlamento), e il nucleare (su cui invece è la Francia la più attiva).
Quello che inizia oggi sarà anche il primo vertice da quando, due giorni fa, la Commissione ha rilanciato la consultazione sul futuro delle regole di governance economica del blocco. La revisione del Patto di stabilità non è in agenda - per il momento se ne occupano i tavoli tecnici che preparano il prossimo Eurogruppo dei ministri delle Finanze dell'Eurozona, l'8 novembre -, ma la discussione fra i leader servirà anche per studiare le posizioni di partenza dei vari Paesi. Anche perché sul nodo tempistiche è tornata a registrarsi la contrapposizione tra colombe e falchi: le prime, sostenute dalla Commissione, sono determinate a concludere il lavoro sulla riforma prima del 2023 - quando cioè tornerà in vigore la disciplina di bilancio - mentre i secondi (dall'Austria ai Paesi Bassi) insistono sulla qualità del lavoro più che sulla velocità.
Nel menu della due giorni anche la sovranità digitale dell'Ue, con le nuove regole per normare Big Tech e il lancio di un Chips Act che prepari la via a una maggiore autonomia industriale dell'Europa nella produzione dei semiconduttori, tutti quei microchip indispensabili per la transizione tecnologica e che oggi arrivano da Usa e dalla geopoliticamente difficile Taiwan: Bruxelles vuole avere il 20% del mercato globale entro 10 anni. Inevitabile un punto sul contrasto della pandemia, ora che dopo mesi un Paese Ue, la Lettonia, è tornato in lockdown preoccupato dai ritardi nella campagna vaccinale.
Gabriele Rosana
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