Reithera, volontari nel limbo «Senza Carta e discriminati» La Sanità: presto una soluzione

Sabato 25 Settembre 2021

IL CASO
LATINA Partecipano alla sperimentazione del vaccino italiano anti-Covid e restano senza Green pass, additati come No vax. E' il paradosso in cui sono finite, loro malgrado, 600 persone che volontariamente hanno preso parte alla seconda fase del programma di studio Covitar sul farmaco Grad-Cov2, sviluppato dalla Reithera in collaborazione con l'istituto Spallanzani di Roma.
A marzo scorso i volontari hanno ricevuto, nelle 24 strutture accreditate al progetto, una o due dosi di Grav-Cod2. Secondo i comitati indipendenti Safety Monitoring Board e Steering la ricerca in questa fase ha prodotto dati favorevoli sia in termini di sicurezza che di efficacia. Ma nonostante il buon livello di immunizzazione al Covid, i partecipanti alla sperimentazione sono rimasti senza certificazione verde, ottenendo un esonero regolato da circolare ministeriale del 5 agosto 2021 - alla vaccinazione ordinaria, valevole fino al 30 settembre prossimo. Ieri, a margine della consueta conferenza stampa del venerdì sull'analisi del monitoraggio Covid, il Ministero della Salute ha assicurato che «gli esoneri saranno prorogati, mentre restano al vaglio altre soluzioni per il prossimo futuro».
La soluzione tampone prospettata non soddisfa la richiesta di Green pass, formulata nei giorni scorsi attraverso una missiva indirizzata, oltre che al ministro Roberto Speranza, al sottosegretario Pierpaolo Sileri, a Giovanni Rezza e Giuseppe Ippolito, direttore generale della Prevenzione sanitaria e direttore generale della Ricerca e innovazione del Ministero della Salute, e al presidente dell'Aifa Giorgio Palù. «In questi mesi si legge - i volontari hanno subito varie discriminazioni in quanto non in possesso del regolare Green pass, nonostante in possesso di certificato di esonero Purtroppo in molti casi i volontari si sono trovati ad essere individuati come No vax, proprio loro che per primi in Italia hanno creduto al vaccino». Prima firmataria la professoressa Miriam Lichtner, responsabile del reparto Malattie Infettive del Goretti di Latina, una delle 24 strutture in cui si è svolta la seconda fase della sperimentazione. Al suo fianco primari, professori universitari, nomi del calibro di Antonio Cascio, Sergio Lo Caputo, Paolo Maggi, Roberto Cauda, Stefano Bonora, Giovanni Gori e Claudio Mastroianni. «Chiediamo che ai nostri volontari venga concesso il green pass, equiparandoli alle altre persone vaccinate incluse nell'anagrafe vaccinale italiana hanno scritto e che non siano discriminati per aver partecipato alla prima sperimentazione vaccinale italiana con grande entusiasmo e coraggio e fiducia nelle istituzioni e nel sistema nazionale italiano».
Simone Sitta, violoncellista 35enne di Latina, si è vaccinato con il Grav-Cod2. Vive a Roma e lavora in teatro; il Green pass gli serve come il pane: «Non sono pentito della scelta etica di aver partecipato alla sperimentazione, ma se avessi saputo di questi inconvenienti amministrativi non so se lo avrei fatto». Giampiero De Martino, 57 anni, funzionario commerciale di un'azienda americana di telecomunicazioni, racconta: «Io viaggio per lavoro ma sono costretto a girare con tanto di gazzetta ufficiale per dimostrare che sono in regola. Ho accettato la sfida per collaborare alla lotta contro il Covid e alla ricerca italiana, ma a livello burocratico la questione è stata gestita con i piedi. Viene da chiedersi a chi ha giovato tutto questo. A chi ha giovato sospendere i finanziamenti in favore di un vaccino italiano».
Vittorio Buongiorno
Rita Cammarone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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