Mose, la condanna: 6,9 milioni di euro per Mazzacurati & C

Martedì 31 Dicembre 2019
Mose, la condanna: 6,9 milioni di euro per Mazzacurati & C
LA SENTENZA
VENEZIA Giovanni Mazzacurati, semplicemente il padre del Mose ed ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, morto il 24 settembre in California. Poi Alessandro Mazzi, imprenditore veronese ma romano d'adozione, in passato vicepresidente del Cvn. E ancora lo stesso Consorzio Venezia Nuova, la rete d'imprese concessionaria dello Stato per la realizzazione delle dighe mobili chiamate a salvare Venezia dalle acque alte, il Modulo sperimentale elettronico, meglio noto come Mose.
Tutti e tre condannati dalla Corte dei Conti del Veneto per danno erariale: dovranno versare 6,9 milioni di euro - il valore delle tangenti del Mose - nelle casse del ministero dei Trasporti e del Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche per il Triveneto, l'ex Magistrato alle Acque. Condannati in solido perché tutti e tre sono stati ritenuti responsabili di un sistema di tangenti creato attorno all'opera di salvaguardia. Un florilegio di mazzette capace di creare un «notevole danno all'Erario legato al maggiore costo fittiziamente addebitato alle stesse consorziate» del Cvn.
IL CONTO
Eccolo il nucleo delle 110 pagine di sentenza con le quali i giudici contabili del Veneto giustificano la condanna fiscale nel troncone principale dell'inchiesta che il 4 giugno 2014 decapitò la classe dirigente del Veneto con arresti eccellenti.
Lo fanno accogliendo la tesi del procuratore regionale della Corte dei Conti, Paolo Evangelista, e del vice Alberto Mingarelli, ma ricalibrando le proporzioni. Nella sua requisitoria l'accusa aveva sostenuto come gli episodi di corruzione dell'inchiesta sul Mose avessero comportato un danno allo Stato di almeno 21,7 milioni di euro, e al rifondere di tanto chiedevano ai giudici di condannare l'ex presidente e l'ex vice del Cvn, oltre allo stesso Consorzio.
Numeri ribaltati dal Collegio presieduto dal giudice Carlo Greco, giudici relatori Innocenza Zaffina e Daniela Alberghini, che ha quantificato in 6,9 milioni di euro il «danno da tangente» figlio delle somme dei vari prezzi di reato (le tangenti, ndr) cristallizzati dalle sentenze penali: 2,6 milioni di euro all'ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan; 2 milioni all'ex assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso; 750mila euro a Patrizio Cuccioletta, all'epoca Magistrato alle Acque; 500mila euro al generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante e a Marco Mario Milanese, ex deputato del Pdl ed ex consigliere politico dell'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti; infine 550mila euro per l'ex ministro Altero Matteoli, morto nel dicembre 2017.
LE MOTIVAZIONI
Nel condannare Mazzacurati, Mazzi e il Cvn, la Corte dei Conti riepiloga anche i ruoli e l'adesione al disegno corruttivo che ruotava attorno alla costruzione del Mose, ancora in piedi.
Come per la quantificazione del danno erariale, lo spunto sono gli atti penali della vicenda. È da lì che emerge come Mazzacurati «fosse colui che tale sistema aveva progettato» e appare quindi «comprovata la commissione di condotte intrinsecamente connotate da un moto psicologico volitivo indiscutibilmente proteso alla coscienza e volontà degli illeciti».
Così, scrivono i giudici di Palazzo dei Camerlenghi, «appare incontestabile che lo stesso Mazzi fosse anch'egli pienamente consapevole e compartecipe del meccanismo - si legge in sentenza - per essere risultato coinvolto nei meccanismi decisionali e nell'utilizzazione dei proventi delle condotte illecite».
E il Cvn? Per i giudici ha avuto anche lui, come ente, dei benefici derivati dai comportamenti dei suoi vertici.
Emerge, in fin dei conti, «la violazione dolosa dei propri doveri» con un danno causato al Mit e al Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche e dovuto all'aumento spropositato dei costi dell'opera. «Deve ritenersi che le tangenti erogate - continuano i giudici - abbiano gravato sul corrispondente costo della fornitura e dei lavori».
Stando alle motivazioni della Corte dei Conti, quindi, il meccanismo messo in piedi da Mazzacurati e dai suoi adepti «ha causato un grave nocumento alle finanze pubbliche».
LA CONFISCA
Solo per Mazzacurati, vista la morte a settembre, i giudici hanno disposto la confisca di parte del suo patrimonio già sotto sequestro. Per il padre del Mose e di un'opera infinita, quella di ieri è la prima condanna. Seppur erariale. Comunque postuma.
Nicola Munaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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