Manovra da 23 miliardi la Lega punta i piedi è scontro su Quota 100

Mercoledì 20 Ottobre 2021

IL CONSIGLIO
ROMA La cornice è delineata: sarà una manovra da 23 miliardi, di cui 8 andranno al taglio delle tasse. Ma per il dettaglio delle misure della legge di Bilancio bisognerà aspettare la prossima settimana. Il premier Mario Draghi ieri in Consiglio dei ministri ha incassato l'approvazione all'unanimità del Documento programmatico di bilancio (Dpb), che contiene le previsioni macroeconomiche e lo schema della manovra da inviare a Bruxelles (in ritardo sulla scadenza del 15 ottobre). Ma non tutto è filato liscio. Sulle pensioni infatti l'accordo non c'è e il braccio di ferro con la Lega va avanti.
I PALETTI
«Sulle pensioni ci sono diverse ipotesi in ballo, ma nessuna decisione su Quota 100 è stata presa, così come chiesto dai ministri della Lega. Nei prossimi giorni si decideranno modalità e tempi delle modifiche del sistema pensionistico. Escludo qualsiasi ritorno alla legge Fornero», è stato il paletto piantato ieri sera dal ministro dello Sviluppo, il leghista Giancarlo Giorgetti. Per attenuare lo scalone della Fornero sulle pensioni e superare Quota 100 (l'uscita con 38 anni di contributi e 62 di età), il ministro dell'Economia Daniele Franco propone una soluzione in due fasi: con Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023. Ipotesi che però non piace al partito di Matteo Salvini, che chiede criteri più vantaggiosi. Non piace alla Lega ma neanche ai sindacati. «Le ipotesi che circolano non corrispondono nel modo più assoluto all'esigenza di introdurre una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni», è la secca bocciatura del segretario confederale della Uil Domenico Proietti.
Non è prevista poi la conferma di Opzione donna, lo strumento attualmente esistente a favore delle lavoratrici dipendenti che consente di andare in pensione in anticipo a 58 anni ma con l'assegno calcolato tutto con il contributivo e quindi ridotto. Sia in cabina di regia che durante il Consiglio dei ministri però diversi ministri avrebbero chiesto di rinnovare la misura.
Anche sul taglio delle tasse molti nodi restano da sciogliere, senza contare che Italia Viva e Forza Italia chiedono di aumentare i fondi da 8 fino a 10 miliardi. «Inconcepibile pensare di stanziare meno di 10 miliardi per il taglio delle tasse», insiste Italia Viva. I principi guida della riduzione del prelievo restano quelli di alleggerire il peso sul ceto medio e impedire che l'arrivo dell'assegno unico per i figli, che sostituirà molti bonus attualmente esistenti ed entrerà a regime l'anno prossimo, comporti la penalizzazione per una parte delle famiglie. Ma come avverrà la riduzione del carico fiscale è ancora da definire. Con le imprese che fra l'altro chiedono invece il taglio dell'Irap. Previsto poi il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax e la riduzione dal 22 al 10% dell'Iva sugli assorbenti. Fra le altre misure ci sono poi lo stanziamento di nuove risorse per il Giubileo di Roma (1,5 miliardi che salgono a 2 con i fondi europei) e per le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026.
LE RISORSE
Il Reddito di cittadinanza, misura cara al M5s, dovrebbe essere rifinanziato con 8,8 miliardi, di cui 1 miliardo circa aggiuntivo. ma verranno stabiliti criteri più stringenti e controlli più incisivi. «Il Reddito di certo non si cancella, anzi viene rifinanziato e cambiato in meglio», scrive su Facebook l'ex premier Giuseppe Conte. A fronte del rifinanziamento ci sarà tuttavia una stretta che renderà più difficile percepirlo. Sempre per quanto riguarda le politiche sociali, il congedo di paternità, aumentato progressivamente negli ultimi anni, sale a 10 giorni e viene reso strutturale.
Un altro capitolo su cui la discussione resta accesa è quello del Superbonus. Viene esteso fino al 2023 solo per i condomini, ma i Cinquestelle chiedono a gran voce di confermare la misura anche per ville e villette. Sembra inoltre destinato a saltare il bonus facciate al 90%. Infine c'è da definire anche la riforma degli ammortizzatori sociali, che dovrebbe prevedere una copertura universale, a cui lavora da tempo il ministro del Pd Andrea Orlando. In particolare restano dubbi, espressi soprattutto dalle Lega, sui costi a carico delle aziende che comporterebbe l'estensione delle tutele anche alle piccole imprese.
Jacopo Orsini
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