LO SCONTRO
ROMA I presidenti delle Regioni l'altro giorno hanno incalzato il

Lunedì 26 Ottobre 2020
LO SCONTRO
ROMA I presidenti delle Regioni l'altro giorno hanno incalzato il ministro Speranza: chi lavora negli ospedali da mesi non ha respiro, vi sono categorie a cui chiediamo enormi sacrifici, eppure i 50mila medici di base che abbiamo sul territorio non vengono coinvolti a sufficienza nella guerra al coronavirus. Perché non si fanno carico, quanto meno, dei pazienti in isolamento? Perché non fanno loro i tamponi negli studi medici? Anche il Comitato tecnico scientifico, da molte settimane, chiede un maggiore impegno da parte dei medici di base. Di fronte a questa pressione, dal Ministero della Salute ribattono che il problema è conosciuto, ma che c'è una trattativa in corso con le associazioni dei medici di medicina generale, per coinvolgerli maggiormente nelle operazioni di contrasto della pandemia. Secondo Pierluigi Bartoletti, vicepresidente vicario di Fimmg (la federazione dei medici di medicina generale) l'accordo domani dovrebbe essere siglato.
LE FORZE
In tutta Italia sono 50.000 e se è vero che nella prima ondata, in Lombardia, alcuni medici di famiglia sono stati contagiati e sono morti per prestare assistenza, oggi le segnalazioni di chi magari ha i sintomi, ma non riesce a mettersi in contatto con il proprio medico sono numerose. In sintesi: da una parte ci sono le Regioni, compatte, che chiedono al governo di convincere/costringere i medici di famiglia ad eseguire i tamponi e a partecipare in forze alle operazioni di assistenza e tracciamento; dall'altra c'è il ministro della Salute, Roberto Speranza, che da tempo sta conducendo la trattativa con le associazioni di categoria e deve superare alcune resistenze. Al tavolo ci sono i sindacati medici, tra cui Fimmg che rappresenta una fetta consistente della categoria. Pierluigi Bartoletti, vicesegretario nazionale, come detto, sostiene che l'accordo medici-governo è vicino. Ma perché i medici di base si stanno tirando indietro? Replica Bartoletti: «Sa qual è la verità? Fino ad oggi siamo stati sotterrati da tonnellate di carta, tutta l'attività è legata a valanghe di richieste di certificazioni, segnalazioni, notifiche e richieste di tamponi. Poi, non è vero che ci tiriamo indietro, a Roma siamo in campo da marzo. Oggi la guerra a Covid-19 si vince con la tempestività della diagnosi e con la capacità di liberare subito dal sospetto un malato con la febbre che però non ha il coronavirus».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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