LA STORIA
La bambina che stava per morire, e invece guarì, oggi è una

Giovedì 14 Ottobre 2021

LA STORIA
La bambina che stava per morire, e invece guarì, oggi è una ragazza di 21 anni. Candela Cande Giarda studia al corso di Sicurezza e igiene degli animali all'Università di Paraná, lavora in una rivendita di miele, non si separa mai dai suoi cani Fausto e Peter. Una giovane nel pieno della vita, ricominciata nella notte del 22 luglio 2011, quando sua mamma Roxana Sosa seguì il consiglio di padre José Dabusti, incontrato nella chiesa situata a pochi metri dalla clinica di Buenos Aires dove la ragazzina si stava spegnendo: «Mi disse di metterle le mani sopra e di affidarla a papa Giovanni Paolo I».
LA MALATTIA
La storia del miracolo di Albino Luciani è stata svelata ieri dal sito sudamericano Infobae, presentando in esclusiva il lavoro investigativo svolto dalle giornaliste Nunzia Locatelli e Cintia Suarez. «Candela ha condotto una vita normale fino all'età di 10 anni, quando si è ammalata. È iniziato con un mal di testa», ha raccontato mamma Roxana. «L'ho portata dal pediatra e dall'oculista, ma nessuno poteva dire cosa avesse». Nel giro di una settimana, la comparsa del vomito e della febbre, le convulsioni sempre più frequenti, il coma in Terapia intensiva dal 27 marzo 2011. Vano il pellegrinaggio nei sanatori della zona: nessun medico pareva in grado di effettuare una diagnosi, malgrado il trasferimento all'ospedale universitario della Fondazione Favaloro, dove solo anni dopo gli specialisti avrebbero individuato la patologia nella sindrome epilettica da infezione febbrile (Fire), una malattia rara che colpisce una persona su un milione, quasi sempre senza possibilità di sopravvivenza, se non in stato vegetativo. «Cande è peggiorata, invece di migliorare. Non aveva aspettativa di vita. Mi hanno persino detto di tornare in Paraná per farla morire a casa», ha confidato la donna.
LA PREGHIERA
Quattro mesi di disperazione, fino a quella sera d'estate, quando la dottoressa Gladys abbracciò Roxana e le disse: «Non possiamo fare altro per lei. Cande muore stanotte». A quel punto la madre andò nella vicina parrocchia di Nuestra Señora de la Rabida, dove c'era il sacerdote che la invitò a chiedere l'intercessione di papa Luciani. Meno di ventiquattr'ore dopo essere stata colpita dalla polmonite, «dura e bianca come non mai», la piccola cominciò a riacquistare le sue capacità vitali. La donna non ha avuto dubbi: «I miracoli esistono, e l'ho visto con Cande». In questi giorni di fibrillazione per la beatificazione, Infobae ha documentato il nuovo incontro tra Candela, Roxana e padre Dabusti. Il sacerdote ha così spiegato il motivo per cui avesse affidato la bambina proprio a Luciani: «Più che devozione, ho molto affetto per Giovanni Paolo I, che è un Papa sconosciuto. Quando avevo 13 anni sono rimasto colpito dalla sua immagine, dal suo sorriso, dalla sua umiltà. Ho detto preghiamolo e il giorno dopo c'è stato un miglioramento del tutto inspiegabile per Candela». In quel frangente però, pur convinto che il miracolo dovesse essere reso noto, padre José non sapeva come portare avanti una causa come questa. Perciò scrisse una lettera a papa Francesco. «Qualche tempo dopo ha rivelato fui chiamato in parrocchia dal Vaticano. Era un vescovo che mi ha parlato in italiano e mi ha detto che aveva il caso tra le mani. Mi ha detto di scrivere una storia sulla storia e anche di compilare il materiale sul caso. Da Roma hanno chiesto la massima precisione sulla clinica e sull'epicrisi, con i dettagli della situazione sanitaria di Candela, puntualmente dei quattro giorni prima che si pregasse Giovanni Paolo I». Il resto è cronaca di queste ore.
Angela Pederiva
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