«La riforma o sarà crisi» Piano Lega sulla giustizia

Sabato 18 Maggio 2019
IL RETROSCENA
ROMA La distanza rimane siderale tra Lega e M5S. E non solo perché adesso, con gli arresti e le inchieste che incalzano le cronache, il tema della giustizia è diventato centrale nella campagna elettorale del governo. La riforma del processo penale e civile rischia di essere il primo vero incidente per i gialloverdi subito dopo le Europee. Un casus belli che potrebbe portare l'esecutivo dritto dritto al tunnel della crisi. Nessuno evoca questo scenario apertamente, ma quando ci sarà da mettere le mani ai codici per evitare che dal 1° gennaio lo stop alla prescrizione diventi una «bomba atomica sui processi» (copyright Giulia Bongiorno) allora le frizioni e i non detti di queste ultime settimane diventeranno plastici.
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dice che la riforma è pronta, con il via libera delle associazioni magistrati e avvocati, e che sarebbero state recepite anche le osservazioni del Carroccio. «Mancano i passaggi finali - dicono da via Arenula - peccato che i nostri alleati abbiano disertato gli ultimi due appuntamenti per chiudere la pratica».
LE LETTURE
Dalla Lega danno un'altra versione: Giulia Bongiorno, ministro della Pa ma responsabile Giustizia del partito di Salvini, non ha mai visionato alcuna bozza, dunque non ha mai recepito alcun testo. Ergo: non c'è stato stato ancora un confronto «nel merito». Rimane tra i due partner di governo un approccio culturale agli antipodi che potrebbe spingere il Carroccio alla rottura su un tema identitario (idem per il M5S) ritornando così con il centrodestra. Bongiorno ripete da settimane: io voglio essere costruttiva e aperta al confronto, lasciando però inalterati i miei e i nostri principi. Dunque da parte del ministro non è in atto alcuna controriforma del processo penale, però Bongiorno non derogherà ai principi della Lega: garanzia degli imputati, tempi certi, nessuno strapotere ai pm e separazione delle carriere (argomento però che non si trova nel contratto di governo). Si intravede così uno scontro pronto a esplodere già dalla settimana dopo il voto per le Europee. Dice infatti Bonafede: «La riforma l'ho già scritta. Un pacchetto, quindi, già esiste: certo è che non si tratterà più di una giustizia a favore o contro qualcuno. Ora di giustizia si discute, ma a favore dei cittadini». Ma mai come in questa fase la sfiducia tra i partner è alle stelle. Anzi dal M5S spiegano: «Vogliono bloccare il nuovo processo penale? Facciano pure, poi così si faranno esplodere in mano la famosa bomba atomica, perché dal 1° gennaio 2020 lo stop alla prescrizione entrerà comunque in vigore». La Lega ha le idee talmente chiare che è pronta a mettere sul tavolo le idee che Giulia Bongiorno si porta da dietro da una vita di attività professionale. Ci sarà un punto di mediazione? «Chi lo sa», chiosano appunto dal Carroccio. Il clima è impazzito, soprattutto dopo gli arresti della città-simbolo di Legnano.
IL BRACCIO DI FERRO
Di Maio getta nell'aria il ritorno di una nuova Tangentopoli, Salvini lo stoppa così: «Fortunatamente i tempi di tangentopoli sono passati» e che non esiste la «presunzione di colpevolezza». Pesano le inchieste giudiziarie, a partire da quella che si è abbattuta sul Pirellone, ma anche lo strappo sul caso di Armando Siri. Nemmeno il tempo di far metabolizzare la revoca del sottosegretario leghista, che i grillini sono pronti ad andare all'assalto di Edoardo Rixi. Il 30 maggio è attesa la sentenza del processo sulle cosiddette spese pazze dei consiglieri regionali liguri, in cui anche il viceministro è imputato (il procuratore aggiunto Francesco Pinto ha chiesto una condanna 3 anni e 4 mesi). Per Luigi Di Maio dovrà lasciare in caso di condanna. «Se pensano che dopo le elezioni cambierà qualcosa e che con la minaccia di far cadere il governo il M5S accetterà di tenersi un condannato nell'esecutivo, continuano a non capire il valore dell'anti-corruzione per il Movimento», sottolineano i pentastallati in reazione alle parole del capogruppo della Lega Riccardo Molinari secondo cui «quando manca la fiducia e se Di Maio è convinto che la Lega sia un partito di corrotti, andare avanti diventa molto complicato». Chi non ci sta è Rixi. Che parla «di Vietnam quotidiano» e accusa gli alleati di rincorrere «a strumenti che forse sono più vicini regimi totalitari». Parole che non lasciano presagire un'intesa.
Simone Canettieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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