La riforma-bandiera alla Camera il 22 però si voterà solo se ci sarà un governo

Mercoledì 14 Agosto 2019
IL NODO
ROMA La riunione dei capi-gruppo della Camera di ieri sera è stata molto politica e poco tecnica. Infatti è stata presa una decisione precisa: del taglio dei parlamentari si tornerà a parlare, se accadrà, dopo la formazione di un nuovo governo.
La riunione è stata piuttosto rapida anche se si è svolta in un clima teso e ha fissato eventuali comunicazioni del premier Conte alla Camera per il giorno 21 e di esaminare il taglio dei parlamentari per il 22. Ma si tratta di decisioni che difficilmente vedranno la luce perché Conte con ogni probabilità si dimetterà dopo il suo discorso al Senato fissato per il 20 agosto. A quel punto - come è logico che sia e come è sempre accaduto nella storia della Repubblica - l'attività parlamentare dovrebbe essere sospesa in attesa di una nuova maggioranza o della conferma della vecchia.
«Il senso della riunione - sottolinea uno dei partecipanti, il capogruppo di Leu Federico Fornaro - è stato quello di fare ordine al termine di una giornata molto confusa». Non a caso il presidente della Camera, Roberto Fico, ha sottolineato durante l'incontro che il dato di cui tenere conto per l'organizzazione dell'attività parlamentare era la soluzione della crisi politica e non il contrario.
TATTICA & STRATEGIA
Cosa succederà ora sul fronte del taglio dei parlamentari? La risposta più importante è che le tre votazioni finora superate non andranno perse. Se le Camere non saranno sciolte, ci sarà il tempo per i deputati di votare quando ci sarà un nuovo esecutivo.
Ma allora perché Salvini ha proposto di votare subito il taglio di deputati e senatori? Secondo la maggioranza degli osservatori si è trattato di una mossa tattica destinata a sparigliare e a lanciare messaggi ai 5Stelle in una giornata che ha visto all'opera in aula al Senato e alla capigruppo della Camera - dunque in entrambe le Camere e in modo coordinato - una maggioranza sia pure tecnica fra M5S-Pd.
Ma sul piano tecnico la proposta del leader della Lega di votare subito il taglio dei parlamentari avrebbe portato l'Italia dritta dritta in un corto-circuito costituzionale e forse sarebbe stata respinta dal Quirinale.
Perché? La ragione è semplicissima: se il Parlamento vara una legge che taglia il numero dei deputati e senatori bisogna aspettare che questa legge diventi operativa prima di indire elezioni anticipate. «Il rischio è chiaro - spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd - elezioni anticipate dopo il taglio degli eletti darebbero il mandato parlamentare a 630 deputati mentre potrebbe entrare in vigore una legge che ne prevede 400». Secondo molti non si tratterebbe solo di una evidente delegittimazione del Parlamento ma di una soluzione da repubblica delle banane.
RISPOSTE
Quindi il discorso è chiarissimo: se mai sarà approvato il taglio dei parlamentari non si potrà andare a votare prima di 9 mesi. I passaggi tecnici sono i seguenti: tre mesi per chiedere il referendum; altri tre mesi per l'accettazione da parte della Cassazione e lo svolgimento del voto; almeno due mesi per la definizione dei nuovi collegi. E quest'ultimo punto fa entrare in scena un'altra questione: con Palazzo Madama ridotto a 200 senatori, 65 dei quali eletti in collegi maggioritari enormi, non sarà necessaria una nuova legge elettorale? La risposta alla prossima maggioranza.
Diodato Pirone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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