L'inferno nella miniera, 46 in trappola sotto terra «Perso ogni contatto»

Venerdì 26 Novembre 2021

L'INCIDENTE
MOSCA Morte e disperazione. L'ennesima tragedia in una miniera russa, mentre la corsa contro il tempo per salvare i lavoratori superstiti, intrappolati a profondità abissali, si è dovuta fermare a causa delle impossibili condizioni nei tunnel. Tre soccorritori della Protezione civile hanno infatti perso la vita nel tentativo di raggiungere i minatori dispersi, bloccati nel sottosuolo. Quindi, dramma nel dramma, mentre il Paese tutto, attonito, segue l'evolversi degli eventi.
L'IMPIANTO
L'incidente è accaduto nell'impianto di Listvjazhnaja, considerato dagli esperti uno dei più moderni della Russia, nella regione di Kuzbass in Siberia, nella città di Belovo a circa 3.500 chilometri ad est di Mosca. «Alle 9.08 del mattino hanno telefonato - ha raccontato una persona all'agenzia Tass - Hanno comunicato che vi era del fumo. Dopo 15 minuti si è saputo che invece c'era stata una esplosione al pozzo di ventilazione numero 823 e che i lavoratori stavano risalendo». In quel momento 285 persone si trovavano all'interno della miniera. 239 di loro sono stati riportati in superficie. Per 11 minatori non vi è stato nulla da fare, mentre in 49 hanno avuto necessità di cure mediche (4 sarebbero stati ricoverati in gravissime condizioni). All'appello, quindi, mancavano in 46. «Questi si legge in un comunicato del governatore regionale presumibilmente si trovavano in due zone distanti. Con loro non vi sono contatti», ma si spera che siano ancora vivi. Secondo una testimonianza raccolta dall'agenzia Interfax i 46 «da soli non possono uscire, c'è un forte fumo e la zona in cui si trovano è lontana (dall'area di evacuazione, ndr). Verso di loro si sono mosse le squadre di soccorso». Ma la concitata corsa contro il tempo ha provocato un'altra tragedia. Alle 15 il centro controllo ha perso i contatti con un gruppo di tre soccorritori. «Purtroppo sono morti - hanno successivamente riportato fonti del pronto soccorso cittadino - L'ossigeno contenuto nelle bombole non è stato sufficiente. Sono stati ritrovati i loro corpi». In una nota la Protezione civile aveva in precedenza dichiarato che la concentrazione di metano all'interno dell'impianto superava il 6%. Vi era il rischio di una esplosione di gas. Per tale ragione le operazioni di soccorso erano state sospese d'urgenza e tutte le unità erano state riportate in superficie. All'appello purtroppo mancavano in tre, i cui corpi, privi di vita, sono stati, in un secondo momento, ritrovati. Alla fine di questa terribile giornata, il bilancio dell'incidente era di 14 morti, 49 feriti e 46 dispersi.
Le cause della tragedia, secondo quanto sostengono esperti citati dai media federali, possono essere di diverso tipo. La più probabile è che della polvere di carbone abbia preso fuoco all'interno dell'apparato di ventilazione a 250 metri di profondità. Da qui il fumo propagatosi ovunque. «Il malfunzionamento dell'equipaggiamento» e «le cause naturali» sono possibili, viene ribadito dagli specialisti. Aleksandr Sergheev punta invece il dito contro la scarsa attenzione verso le più elementari norme di sicurezza da parte della proprietà dell'impianto.
L'INCHIESTA
La Procura ha già aperto un'inchiesta: ipotizza una violazione delle norme di sicurezza industriale. Il presidente Vladimir Putin è stato prontamente informato dell'accaduto. Il capo del Cremlino ha detto di sperare che i soccorritori possano «salvare quante più persone possibile» e ha affermato che la perdita di vite è «una grande tragedia». Il governatore del bacino carbonifero del Kuzbass, Serghej Tsivilev, ha decretato tre giornate di lutto. Stando ai media locali, questo non è il primo incidente che avviene alla Listvjazhnaja: nel 2004 un'esplosione di metano uccise 13 minatori. Poi l'impianto sarebbe stato dotato di strumentazione di sicurezza all'avanguardia, tanto che nel 2012, quando era primo ministro, Dmitrij Medvedev venne qui in visita ufficiale.
Giuseppe D'Amato
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA