I dubbi di Sabbadin: «Non starà cercando uno sconto di pena?»

Martedì 26 Marzo 2019
LE REAZIONI
SANTA MARIA DI SALA (VENEZIA) «Se il pentimento di Battisti è sincero lo sa solo il Padre Eterno, a noi comuni mortali il compito di non cadere in un eventuale tranello». A dirlo è stato ieri un anziano di Caltana, non Adriano Sabbadin, che sulle vicende che riguardano la sua famiglia è stato sempre molto schivo e riservato. Ma ieri, con poche misurate parole, il figlio del macellaio Lino Sabbadin, che il 16 febbraio 1979 cadde sotto i colpi feroci di un comando dei Pac, i Proletari armati per il comunismo guidati proprio da Cesare Battisti, ha lasciato intendere di pensarla esattamente allo stesso modo: «La novità commenta il figlio di una delle quattro vittime dell'ex terrorista rosso sarebbe anche positiva se non fosse sospetta. A me, come ai famigliari delle altre vittime, con cui mi sono subito sentito, ha imposto una riflessione: non starà cercando un'indulgenza che non merita, ovvero uno sconto di pena?».
DIGNITÀ E ONORE
A pensar male si fa peccato, come si dice. Ma di fronte a Battisti, che Adriano non ha mai voluto guardare in faccia, neppure dopo l'estradizione che ha inseguito per quasi 40 anni, forse è un aspetto da tenere in considerazione. Le scuse, l'ammissione di colpa di quattro omicidi sempre negati, il pentimento, mai contemplati finora: a Santa Maria di Sala appariranno cosa buona e giusta solo con il senno di poi. Ieri Sabbadin si è sentito con i famigliari dell'agente di custodia Andrea Campagna, freddato a Milano il 19 aprile 1979 e del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso lo stesso giorno di Lino: con loro è in contatto da sempre, con loro ha pianto vedendo l'aereo atterrare a Ciampino per riportare in carcere Battisti, il fuggiasco, con loro ha chiesto giustizia per 40 anni e non smetterà certo di farlo ora. Sabbadin, con la dignità e l'onore che l'ha sempre contraddistinto, non va a sindacare sulla morale dell'ex terrorista rosso: «Io non so se davvero lui sia pentito dice- però so che è scappato come un ladro per quasi 40 anni. Viene da pensare che sia una strategia difensiva per inseguire uno sconto di pena, ma non sono nessuno io per dire che sia veramente così. Dico solo che la magistratura deve fare il suo lavoro e la giustizia seguire il suo corso, spero non come è stato fatto in questi anni e mi auguro che lui paghi per quello che ha fatto. È quello per cui ci siamo sempre battuti e ci batteremo».
CAPITOLO CHIUSO
Sabbadin non nasconde di essere stato preso in contropiede dalle parole di Battisti: «Lo confesso, non mi aspettavo che ammettesse tutto». Ma per lui questo capitolo della sua vita era già stato chiuso lo scorso 18 febbraio, con la cerimonia dei 40 anni dell'omicidio del padre, la prima con Battisti finalmente in carcere. In quell'occasione, davanti alla macelleria di famiglia, Adriano fu l'unico a non prendere parola, se non per ringraziare i convenuti. Sabbadin nel silenzio, Battisti ora parla. E si pente. «Per noi conclude Adriano il discorso è chiuso: Battisti è colpevole perché ci sono testimoni di quello che ha fatto. Se ora finalmente lo ammette, bene». «Ma attenti a non farsi fregare», aggiunge il paese. Prova a farsi interprete del comune sentimento il sindaco Nicola Fragomeni, che manda un messaggio al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: «Non ci caschiamo signor ministro, Battisti è un pluriomicida che sta cercando sconti. Se è reo confesso, che questo serva a garantire la giustizia che da 40 anni i famigliari delle vittime stanno chiedendo, fino all'ultimo giorno di pena. Se è vero pentimento, le patrie galere saranno ottimi luoghi in cui riflettere, ma non facciamoci abbindolare».
Filippo De Gaspari
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA